Ma i 600 euro erano illegittimi

La tesi per cui i parlamentari che hanno preso il bonus Iva hanno agito in modo del tutto legittimo, anche se eticamente molto criticabile, non sta in piedi.

La tesi per cui i parlamentari che hanno preso il bonus Iva hanno agito in modo del tutto legittimo, anche se eticamente molto criticabile, non sta in piedi. Ci sono molti elementi a confermarlo, in particolare il fatto che l’ufficio anti frode Inps, a quanto pare già in maggio, ha segnalato che i deputati (e senatori) che hanno preso il bonus Iva potevano avere commesso un atto illecito, dal punto di vista contabile, in quanto beneficiari potenziali di un trattamento pensionistico. La frase non è del tutto chiara, perché riguarda non solo coloro che sono in pensione, ma anche coloro che, avendo una attività di lavoro aggiuntiva, hanno un reddito annuo superiore a 35mila euro. Si afferma che i parlamentari non sono lavoratori autonomi o semi autonomi o dipendenti, sicché a loro questa norma sul lavoro aggiuntivo non s’applica. Ma gli organi competenti della Camera e del Senato, (in questo secondo caso con la presidente contraria) hanno deliberato il taglio dei vitalizi dei parlamentari, applicando ad essi un modello contributivo che riguarda i redditi di lavoro. Ciò vuole dire che la Camera e il Senato, volontariamente, hanno equiparato legalmente i parlamentari del passato e quelli attuali ai lavoratori, in relazione alla loro Cassa pensioni. Se ciò vale per i pensionati, che subiscono questo taglio con una norma retroattiva, a fortiori deve valere per i parlamentari in servizio che, per riscuotere i bonus, dovevano dimostrare che il loro reddito, compreso quello di parlamentare, ha subito una riduzione superiore al 33% nel secondo trimestre. Da ciò consegue che i parlamentari che non hanno fatto questa dichiarazione, dovrebbero restituire il bonus ricevuto. Ovviamente, questa tesi è controvertibile, sicché o interviene un chiarimento dell’Inps o una norma interpretativa della legge sui bonus Iva. Ed è comunque opportuno che la Camera e il Senato adottino una delibera interpretativa in merito. Ciò si incrocia con il referendum sul taglio dei parlamentari: pochi, ma privilegiati, o tanti, ma non privilegiati? Questo ragionamento non vale per le Regioni che hanno deliberato di non tagliare le pensioni dei loro parlamentari. Ma per le altre e per i Comuni c’è da capire quale sia la soluzione legale corretta. Ciò comporta una delibera ad hoc, che distingua etica e diritto. Se è vero che la Commissione anti frode dell’Inps ha segnalato il caso a maggio, il presidente dell’Inps Tridico e il suo vertice debbono spiegare perché non sono intervenuti allora. Il ritardo ha generato un piccolo danno finanziario erariale, difficile da quantificare, ma ha creato un danno all’immagine dell’Italia a livello europeo molto rilevante, in quanto il caso dei parlamentari che hanno preso il bonus, mentre altri che ne avevano di certo diritto, sono rimasti in attesa, è un’arma per chi sostiene che noi sprechiamo i soldi. Perché la vicenda emerge solo ora che sono vicine le elezioni regionali, mentre presidente del Consiglio ed governo sono in imbarazzo su tanti temi?


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