Manovre segrete a Palazzo: Conte è finito intrappolato

Si profilano nubi scure all’orizzonte per Giuseppe Conte: se dovesse far ricorso al voto dei responsabili al Senato, i dem sono pronti allo sgambetto

La posizione di Giuseppe Conte potrebbe essere più instabile di quanto non si immagini. Il presidente del Consiglio, infatti, potrebbe ormai essere imbrigliato in un cul-de-sac, dal quale ora pare sia difficile per lui uscire. Una tagliente nota di Dagospia, infatti, ricostruisce quelle che sembrano essere le manovre degli ultimi giorni dietro le quinte di Palazzo Chigi. Il 7 gennaio sembra sa la data della verità per l’esecutivo del Conte-bis e tutto, o quasi, è nelle mani di Matteo Renzi, che da oltre un mese minaccia Conte. I nodi su cui insiste Matteo Renzi sono il Recovery Fund e la delega ai servizi segreti, saldamente nelle mani del presidente del Consiglio.

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Se davvero Renzi dovesse togliere il suo appoggio al governo, Dagospia riferisce che Rocco Casalino sarebbe pronto a richiamare “i cosiddetti ‘Responsabili’ per sfangarla al Senato“. Potrebbe essere una soluzione momentanea per Conte, che però arriverebbe al definitivo game over. Infatti, nel caso in cui si decidesse per questa mossa disperata e si sostituissero i voti dei renziani con quelli dei “Responsabili”, il Partito democratico pare sia pronto a togliere il suo appoggio a questo esecutivo e a quel punto Giuseppe Conte dovrebbe dimettersi. I vertici democratici sono tutti d’accordo: la scialuppa di salvataggio dei “Responsabili” non è una soluzione praticabile. Da Franceschini a Zingaretti, passando per Orfini, Marcucci, Lotti e Bettini pare abbiano detto categoricamente no.

Le ragioni di questa decisione sono pressoché ovvie. Il governo tenuto in piedi in questo modo è estremamente fragile e rischia di cadere in qualunque momento. La “Cocoina” che li terrebbe incollati alle poltrone, per utilizzare una locuzione di Giorgia Meloni, porterebbe a un complesso susseguirsi di trattative per ogni votazione del Senato e Giuseppe Conte assumerebbe il ruolo dell’uomo solo al comando, senza più un esecutivo alle spalle pronto a sorreggerlo. Inoltre, Dagospia sottolinea che a conti fatti (dai dem) “una uscita dei renziani dalle commissioni parlamentari sarebbe politicamente dura da gestire“.

Dal Nazareno pare sia partito il consiglio a Giuseppe Conte di intraprendere il percorso della crisi pilotata, da avviare senza chiedere la fiducia al Parlamento. In quel caso, Giuseppe Conte dovrebbe “accettare i compromessi sulla gestione del Recovery Fund e cedere l’autorità delegata ai servizi a una persona di sua fiducia“. Ma c’è di più, perché i dem vorrebbero spingere sul Mes sanitario, portando la sua accettazione al voto in Parlamento. Pare che siano in tanti a spingere affinché Giuseppi accetti queste condizioni e anche al Colle sembra ci sia un certo nervosismo per l’atteggiamento di Conte. L’ipotesi del voto, al momento, è secondaria per il Partito democratico. Se Conte dovesse provarci con un suo partito, è stato stimato avrebbe circa l’8%, tutti voti rubati a Zingaretti e Di Maio.

Nel caso si aprisse lo scenario della crisi, sembra che Mario Draghi si sia reso disponibile per un governo di ricostruzione. Lega e Forza Italia darebbero il loro appoggio e ci sarebbe una folta maggioranza parlamentare a sostenere questa ipotesi.


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