Mascherine a 61 centesimi, i distributori accettano le condizioni di Arcuri

ROMA – Si va avanti. I distributori farmaceutici stamani hanno accettato le condizioni del Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, siglando un nuovo accordo per la consegna alle farmacie delle “mascherine di Stato”, quelle cioè a prezzo calmierato a 0,61 centesimi (50 centesimi più Iva). I distributori le dovranno andare a prendendere nei magazzini del fornitore indicato da Arcuri e trasportare nei depositi di tutta Italia. Presumibilmente le introvabili chirurgiche dovrebbero tornare sugli scaffali nelle prossime 48 ore, anche se sui tempi non c’è certezza.

Un’inchiesta di Repubblica aveva documentato due giorni fa difficoltà di reperimento dei dispositivi, indicati dal governo come obbligatori per la Fase 2 e “in vendita a prezzo calmierato già da lunedì 4 maggio”. In realtà, le scorte sono andate esaurite in poche ore, così i farmacisti hanno cominciato a segnalare la carenza. La ragione del pasticcio sta nel fatto che i distributori – Associazione distributori farmaceutici (i privati) e Federfarma Servizi (le coop) – avevano garantito ad Arcuri una disponibilità di circa 12 milioni di pezzi, pronti alla consegna.

In realtà, invece, si è scoperto che solo un quarto di quel materiale era buono, il resto non aveva la certificazione per la commercializzazione. “Avete mentito allo Stato Italiano”, ha tuonato Arcuri in una drammatica riunione tenutasi ieri a mezzogiorno. D’altra parte, i distributori hanno ammesso il disguido, ma hanno fatto notare al Commissario di non aver potuto consegnare le altre mascherine previste dall’accordo, quelle in giacenza nei magazzini della Protezione Civile, semplicemente perché non gli sono state date. 

Un pasticcio, insomma. Che ha lasciato scoperte le farmacie italiane. Federfarma Servizi, dopo la sfuriata di Arcuri, si è subito detta disponibile ad accettare le nuove condizioni del Commissario, mentre Adf ha preso tempo. Adf ha sciolto la riserva stamattina, e l’accordo è stato siglato. Prevede che i distributori incassino 2 centesimi a mascherina consegnata, mentre per i farmacisti il guadagno è di 10 centesimi ogni pezzo venduto. 

Si andrà avanti così almeno fino a metà maggio, quando le cinque aziende italiane scelte da Arcuri cominceranno a produrre mascherine con nuovi macchinari. 
 



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