“Medici negli istituti, bastano 4 milioni di euro”

La stima del presidente dell’ordine Rossi: “Cifra ridicola rispetto al bilancio dello Stato”

Milano In vista della riapertura delle scuole il 1 settembre per i corsi di recupero e il 14 per l’avvio delle lezioni, diventa sempre più urgente, a fronte anche dell’aumento dei casi, in particolare tra i più giovani, il tema del ripristino dei presidi sanitari. In Italia si contano 57.831 istituti scolastici (44.896 statali e 12.935 paritari) suddivisi tra 22.797 scuole dell’infanzia, 17.369 primarie, 8.797 secondarie di primo grado e 8.868 secondarie di secondo grado. Cifre che scendono se si considerano i plessi scolastici, che riuniscono sotto un’unica direzione più sedi. Tra i medici il dibattito è aperto su come fare, ma nell’ottica della prevenzione e del contenimento del contagio, tenendo conto delle competenze che esulano da quelle del personale scolastico e dei presidi, che hanno più volte sollevato il tema della responsabilità, potrebbero essere quanto mai utili per permettere un regolare avvio e prosecuzione delle lezioni.

Secondo il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Filippo Anelli, una soluzione esiste ed è a portata di mano: «Si potrebbe ricorrere alle guardie mediche, medici con un contratto già in essere di 28 ore settimanali che potrebbero essere estese al tempo pieno, senza dover ricorrere a concorsi, contrattazione sindacali o altro, con un basso investimento economico. per Anelli «rappresenterebbero un presidio fondamentale per il contenimento del contagio, essendo in grado di individuare velocemente i sintomi da Covid-19 e contestualmente sottoporre il bambino a tampone, fungendo da anello di congiunzione tra il pediatra, l’Ats e la famiglia».

Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano sono anni che sostiene che «i presidi sanitari nelle scuole hanno una funzione fondamentale evidentemente non solo per l’emergenza Covid, potendosi occupare eventualmente anche della campagna vaccinale, ma per l’ educazione sanitaria. Stiamo assistendo all’abbassamento dell’età media del contagio, che si sta diffondendo tra i più giovani: è quanto mai urgente spiegare ai ragazzi l’importanza di mantenere un comportamento responsabile, a partire da come indossare correttamente la mascherina». Nessun problema per Rossi sotto il profilo delle risorse necessarie e dei costi: «Si potrebbe ricorrere ai medici abilitati che non hanno potuto accedere alla specialità o al triennio di medicina generale. Facendo due conti per il numero di edifici scolastici, applicando una tariffa che si aggira sui 30 euro l’ora (quella corrisposta alle guardie mediche) per qualche ora alla settimana si potrebbe stimare un costo di 4 milioni di euro, cifra ridicola rispetto al bilancio dello Stato e sopratutto in termini di risparmio, come prevenzione, per il sistema sanitario nazionale».

Diversa la posizione di Roberto Marinello, pediatra di libera scelta e consigliere della sezione lombarda della Società italiana delle cure primarie pediatriche: «Con la riforma del sistema sanitario è l’ufficio di igiene che deve garantire la tutela della salute in ambito comunitario.

Fatta questa premessa- spiega – credo che si potrebbe ricorrere a personale paramedico come infermieri o assistenti sanitari, anche per non sguarnire i presidi pediatrici, che potrebbe fungere da cerniera tra un medico di riferimento, la scuola, l’Ats. Credo anche che prestare servizio nelle scuole possa essere limitativo per un medico e irrealizzabile anche dal punto di vista pratico, ma potrebbe certamente essere utile avere una figura intermedia, per bloccare il contagio sul nascere».

Speciale: 


Fonte originale: Leggi ora la fonte