Melania Mazzucco, il mio rapporto a tu per tu con l’arte

MANTOVA – Arrivano per “folgorazione” gli incontri degli scrittori con l’arte. Melania Mazzucco ce lo ha mostrato e fatto vivere nei suoi libri dal Tintoretto a Plautilla, l’Architettrice del suo ultimo romanzo. Al Festivaletteratura di Mantova 2020 ci fa compiere un viaggio speciale tra immagini e parole in due appuntamenti unici di questa edizione reinventata tra streaming e online: uno dedicato a ‘Arte e Letteratura’ con la scrittrice Premio Strega e lo scrittore Hisham Matar in collegamento streaming. E domenica 13 settembre, nel giorno di chiusura del Festival, una visita speciale con la Mazzucco nelle sale del Pisanello, nella parte vecchia del Palazzo Ducale di Mantova, città che riapre per far conoscere le sue bellezze.

“Per me l’amore per l’arte è nato dalla visione diretta e dalla scoperta che esiste la visione diretta dell’opera. Quando ho incontrato l’opera di Tintoretto, in maniera innocente, entrando semplicemente in una Chiesa e guardando un quadro che mi ha parlato, al di là di quello che sapevo, ho capito che potevo guardare i quadri in un altro modo. Da allora è iniziato il mio viaggio verso l’arte e poi ho trovato un modo tutto mio di raccontarlo che non fosse impressionistico, erudito, che fosse narrativo però ancorato alla storia degli artisti, al mondo nel quale vissero, alle tecniche che praticarono. Un rapporto a tu per tu” dice all’ANSA la Mazzucco che è legatissima a Palazzo Ducale di Mantova come scrittrice e persona. “Sono stata portata a Mantova dal Premio Strega, quando ero una giovanissima scrittrice, e qui ho scoperto tutto il lavoro artistico che aveva fatto Maria Bellonci sulla narrazione della storia dei Gonzaga” afferma.

Pisanello è un po’, come Tintoretto, uno dei suoi pittori culto. “Il ritrovamento degli affreschi del Pisanello nelle sale di Palazzo Ducale fu forse uno degli eventi più importanti della storia dell’arte del secondo Novecento, perché erano affreschi che si consideravamo perduti già dal 1480. Nello stesso momento in cui vennero ritrovati ci si rese conto che Pisanello non li aveva mai finiti. Questo mi affascina moltissimo, perché sono una scrittrice che lavora sui lacerti, sui reperti, sull’incompiuto. A volte anche sulle ossessioni degli autori che possono essere pittori o scrittori. Questa di Pisanello è rimasta un’opera aperta, che ha a che fare con il romanzo più famoso dell’epoca, ‘Lancillotto’ e tutti conosciamo la storia di Paolo e Francesca che si rovinano perché stanno leggendo quel libro. Questo mi permette di fare un discorso sul rapporto fra immagine e parola, su come un pittore reinventa un testo narrativo” spiega la Mazzucco.

Cosa hanno in comune la narrazione per immagini e la narrazione verbale? E cosa hanno di diverso? “In queste stanze del Pisanello c’è tutto ciò che mi interessa dell’arte e anche della scrittura. Sono felice di raccontarle. Pisanello realizzò tutto questo in un’epoca non ancora ben precisata, entro la prima metà del ‘400. Nel 1460 a Mantova arrivò Mantegna e fece la Camera degli Sposi, rendendo obsoleta la ricerca di Pisanello che era legato a un modo di dipingere completamente diverso, non conosceva prospettiva. A me affascina la grandezza e la solitudine del Pisanello, un po’ come del mio Tintoretto che aprì delle strade che il Barocco e Caravaggio avrebbero portato in altre direzioni, ma la ricerca di Tintoretto non la continuò nessuno”, sottolinea la scrittrice che ha dedicato a Pisanello una parte del suo ‘Il museo del mondo’.

Anche Matar ci fa capire che gli incontri degli scrittori con l’arte non avvengono per motivi scolastici o dottrinali, ma per qualcosa che smuove una parte dentro di noi. “In ‘Un punto di approdo’ (Einaudi) racconta la sua passione, apparentemente inspiegabile, per la pittura senese del Trecento. E’ un memo, ci sono pagine interessanti su Lorenzetti. Il mio è un libro diverso” spiega la Mazzucco che ha avuto varie proposte per fare un film da ‘L’architettrice’ (Einaudi), arrivato alla quinta edizione. “E’ un romanzo pieno di luce e lascia positività nelle persone che lo hanno letto” dice la scrittrice che il 22 settembre si confronterà con il tema della paura in una delle cinque lezioni magistrali con grandi scrittori, a Villa Medici, per RomaEuropa Festival. “Non ho ancora costruito l’arco del mio intervento, ma mi piace riflettere su come la paura è stata declinata nella storia. Con una riflessione sul genere, sul fatto che per le donne fino a 30 anni fa il termine paura era legato alla sfera della sessualità. E poi sulla storicità della paura, che è mortale come lo sono le malattie”, conclude.
   


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