Nasce la “Corte suprema” di Facebook. Indipendente, giudicherà le scelte del social network

L’hanno ribattezzata la Corte suprema dei contenuti. L’organo indipendente al quale gli oltre due miliardi di utenti di Facebook si potranno appellare contro le stesse decisioni del social network in tutte le sue varianti, compreso Instagram. Nasce il così il Comitato di Controllo, l’Oversigt Board, chiamato a giudicare la cancellazione di contenuti e di profili, oltre ad intervenire su temi delicati come l’incitazione all’odio, le molestie, il rispetto della privacy.

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Il Comitato è stato preceduto nei mesi scorsi dalla pubblicazione di una sorta di carta fondante dell’organismo, che ha natura internazionale. I venti membri, che a regime diventeranno quaranta, parlano oltre 29 lingue e “rappresentano contesti e punti di vista professionali, culturali, politici e religiosi differenti”, ha spiegato Nick Clegg, vicepresidente Facebook.

Tra gli altri, c’è Tawakkol Karman, politica e attivista yemenita che nel 2011 ha ricevuto il Nobel per la pace. Alan Rusbridger, ex direttore del Guardian che ha vinto il Pulitzer per il reportage su Edwared Snowden. Michael McConnell, ex giudice federale degli Stati Uniti ora professore di diritto costituzionale a Stanford. “I casi che sceglieremo di trattare potrebbero essere controversi e le nostre decisioni non potranno accontentare tutti – spiega il Comitato – ci aspettiamo migliaia di segnalazioni, daremo priorità ai casi che potenzialmente possono influire sul maggior numero di utenti”.

Fra i quattro co-presidenti dell’Oversigt Board, c’è invece Catalina Botero-Marino, avvocato colombiano che è stato relatore speciale per la libertà di espressione della Commissione interamericana per i diritti umani; Jamal Greene, professore di legge alla of Law at Columbia Law School; Michael McConnell, studioso di diritto costituzionale di Stanford e Helle Thorning-Schmidt, ex primo ministro danese. 
 

Le decisioni della “Corte suprema” saranno “definitive e vincolanti sui contenuti specifici che possono essere consentiti o rimossi da Facebook e Instagram”, hanno affermato i quattro co-presidenti in un editoriale sul New York Times, sottolineando a più riprese di essere “indipendenti”. Un’indipendenza “garantita dalla nostra struttura. Le attività del board sono finanziate da un fondo di 130 milioni di dollari che non può essere revocato. I suoi componenti – hanno concluso i quattro co-presidenti – non possono essere rimossi da Facebook”.
 
Insomma, sembra proprio che il regno di Mark Zuckerberg stia cominciando a dotarsi di organi simili a quelli di uno stato sovrano. Aveva chiesto regole dai governi dopo i tanti scandali, si sta portando avanti facendo da solo.

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