Nessun piano, soltanto tasse

Questa volta la patrimoniale non è soltanto un’ombra o una voce. È qualcosa di più. È una mossa, un passo concreto, un emendamento alla prossima manovra economica con il marchio di due partiti della maggioranza: Pd e Leu.

Questa volta la patrimoniale non è soltanto un’ombra o una voce. È qualcosa di più. È una mossa, un passo concreto, un emendamento alla prossima manovra economica con il marchio di due partiti della maggioranza: Pd e Leu. La firma è di Matteo Orfini e Nicola Fratoianni. Non è insomma una suggestione. Il piano è questo. Si sospende l’Imu e la tassa sui conti correnti. Si introduce però una imposta progressiva sui patrimoni sopra i 500mila euro. Qui uno può dire: pazienza, tanto chi ce li ha tutti quei soldi. Non sono poi così pochi. Basta, per esempio, avere un appartamento in una grande città. Non ci vuole tantissimo per arrivare a quella cifra, perché la tassa è sul patrimonio mobiliare e immobiliare.

È una ricetta per cercare di contenere in qualche modo il debito pubblico. Non è un segreto che questa lunga stagione di contagi e morte e fallimenti economici abbia dissanguato le tasse dello Stato. L’Italia da qualche parte deve ricominciare, servono soldi, fondi e finanziamenti. È proprio questo il punto centrale del discorso politico. Il governo Conte finora non ha mostrato una grande visione strategica. Non riesce a pensare al domani. Il suo orizzonte non va quasi mai oltre le due settimane. È il suo punto debole. Sono evidenti le difficoltà nel presentare un progetto per il Recovery Fund. Se ne stanno lamentando in Europa. C’è una forte preoccupazione al Quirinale. C’è l’idea di un’Italia non in grado di sognare una ripartenza: ferma, impantanata, in affanno, come chi non può far altro che sopravvivere.

Adesso c’è però un fatto nuovo. La stessa maggioranza che non riesce neppure ad immaginare un progetto per ottenere i soldi dall’Europa, mette nero su bianco un piano per farseli dare dagli italiani. Non è autarchia. Non è neppure l’orgoglio di chi dice: non abbiamo bisogno di nessuno. È qualcosa di sciagurato e dissennato.

È il segno di una classe dirigente che insegue una sola ossessione: tasse, sempre tasse e ancora tasse. Quando invece c’è bisogno di inventare un futuro va in tilt. Non ha idee, non trova un’intesa, non sa cosa dire all’Europa. Balbetta, farfuglia, si inceppa, rimanda. Non trova più uno straccio di fantasia. L’arte politica è finita nell’unica cosa che chi per anni ha governato questo Paese sa fare: inventarsi nuove tasse.


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