Nessuna lezione dai re di giravolte

Tra un tampone e l’altro, la politica pare essersi già stancata del Covid e appassionata a un tema che di appassionante ha ben poco.

Tra un tampone e l’altro, la politica pare essersi già stancata del Covid e appassionata a un tema che di appassionante ha ben poco. Mi riferisco al dibattito che si è accesso sull’imminente referendum (si terrà il 20 settembre in coincidenza delle elezioni regionali) per approvare o respingere la riforma costituzionale che dimezza il numero dei parlamentari fortemente voluta dai Cinque Stelle. Alcuni partiti, diversi politici e molti commentatori, a sinistra come a destra, che in passato si erano espressi a favore del taglio, oggi nicchiano e sono tentati dal votare e fare votare «no».

In effetti non è tagliando gli scranni che si risolvono i problemi urgenti del Paese, né si recuperano soldi («risparmieremo l’equivalente di un caffè al giorno», ha calcolato Calenda). La cosa, peraltro, oggi non appassiona più nessuno anche perché i grillini, promotori di questa legge anti-casta, nel frattempo si sono fatti casta e non scaldano più i cuori degli italiani. Certo, se dovessero vincere i «no» per loro sarebbe la mazzata finale, difficilmente il governo potrebbe sopravvivere a un simile smacco e Conte farebbe la fine di Renzi nel 2016, dimissionario dopo la sconfitta al referendum sul taglio del Senato.

Tenersi i parlamentari e mandare a casa questo governo di incapaci potrebbe essere uno scambio interessante, del resto scegliere il «minore dei mali» è sintomo di intelligenza e saggezza. La sola ipotesi che si possa innescare una simile dinamica sta facendo uscire di testa i promotori e i loro gazzettieri. Questi ultimi stanno riempiendo paginate di insulti e minacce contro chi è passato in pochi mesi dal «sì» secco al «no» motivato.

«Chi cambia idea è un miserabile voltagabbana», tuonano lorsignori. Già, ma vediamo da che pulpito arriva la predica alla coerenza. I Cinque Stelle per rimanere al governo sono passati nel giro di due anni dal «no Europa» al «sì Europa», da «no vax» a «sì vax», da «no Tap, Tav, Ilva, F35» al «sì Tap, Tav, Ilva, F35», dal «no tre mandati, alleanze, tv» al «sì tre mandati, alleanze e tv», dal «mai con gli indagati» al «sì con gli indagati», da «mai col Pd» al «col Pd per sempre».

E gente così ha il coraggio di parlare di coerenza e di voltagabbana? Non so come andrà a finire il referendum, certo che se gli italiani volessero divertirsi un po’, quell’urna del 20 settembre è una ghiotta occasione. Con Renzi lo scherzetto funzionò, con Conte e Di Maio chissà, potrebbe essere virale anche la voglia di aria nuova.


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