No alla quarantena breve. Ipotesi treni pieni all’80%

Gli scienziati del Cts respingono il pressing del vice ministro della Salute Sileri. Niente isolamento corto

No alla riduzione del periodo di quarantena che resta quindi di 14 giorni. Nonostante le pressioni arrivate dal governo e dallo stesso ministero della Salute, il Comitato Tecnico scientifico non arretra. Gli esperti del Cts ritengono che non ci siano le condizioni per accorciare il periodo nel quale si deve restare in isolamento se si è contratto il coronavirus. Troppo alto il rischio che tornino in circolazione persone che di fatto possono essere ancora contagiose. A spingere alla cautela il Cts sia la situazione mondiale che un paio di giorni ha visto un record di contagi, oltre 300mila in 24 ore, e anche le possibili conseguenze delle riapertura delle scuole su una seconda ondata che potrebbe rivelarsi peggiore della prima. Inutile l’appello lanciato al Cts dal viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, a ridurre «a 7 o 10 giorni la quarantena». Per Sileri «dobbiamo essere sempre prudenti fino a quando non scomparirà il virus, ovvero quando ci sarà un vaccino o l’immunità di gregge» ma dobbiamo essere anche in grado «di anticipare soluzioni e agire in tempo».

Certamente va registrato che anche all’interno del mondo scientifico i pareri non sono univoci. Non c’è soltanto la politica a spingere per motivi economici. Tra i medici e gli epidemiologi si fa sempre più forte una corrente che ritiene troppo rigide le raccomandazioni del Cts. In altri paesi come la Francia i giorni di quarantena sono stati ridotti a 7 e due giorni fa anche la Slovenia li ha abbassati a 10. Un ulteriore motivo di scontro all’interno della Ue visto che le autorità sanitarie ritengono necessario che ci siano regole omogenee in tutti i paesi membri per meglio controllare la diffusione del virus. E infatti per il Cts, come aveva anticipato due giorni fa il coordinatore Agostino Miozzo, occorrono «ulteriori verifiche» per stabilire se è opportuno ridurre la quarantena a 10 giorni,. Esclusa l’ipotesi che il limite scenda a 7 come in Francia. Gli esperti restano ancorati ad una linea di massima prudenza e anche in attesa di un confronto anche con le istituzioni internazionali: Organizzazione Mondiale della Sanità e Centro europeo di controllo delle malattie (Ecdc).

Una scelta che non mancherà di suscitare polemiche. Due giorni fa anche Matteo Bassetti, stimato direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, aveva insistito sulla necessità di ridurre il periodo di quarantena ritenendo inutile «tenere segregate le persone» oltre un certo limite di tempo. Stesso parere espresso ieri dal professor Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Irccs ospedale San Raffaele che si è detto «favorevole» alla riduzione della quarantena.

Pressioni sul Cts anche da Italo che chiede di poter alzare la percentuale di passeggeri ammessa al trasporto per ogni tratta. Ieri Gianbattista La Rocca, amministratore delegato di Italo ha chiesto al Cts di autorizzare l’ aumento all’80 per cento. «Nonostante misure accuratissime che solo l’alta velocità applica, viaggiamo con un riempimento massimo del 50 per cento, mentre tutti gli altri mezzi di trasporto del Paese sono autorizzati ad arrivare all’80 per cento», insiste l’ad di Italo.

Lamentele anche dal mondo dello Sport: il presidente della Figc Gabriele Gravina chiede al Cts di allentare sui tamponi: insostenibile il ritmo di un tampone ogni 4 giorni.

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