Non svegliate la mosca, si sta adattando

Secondo uno studio americano della University School of Medicine di Saint Louis, pubblicato su Science Advances, il sonno può aiutare le mosche ad adattarsi a nuove situazioni ambientali. “Sappiamo bene che, negli esseri umani, il sonno stimola la creatività e l’intuito” chiarisce Paul Shaw, uno degli autori della ricerca. “Avete mai dormito angosciati da un problema di cui avete trovato la soluzione non appena svegli? L’ansia ci tiene in piedi, ma quando ci si trova in situazioni dalle quali non si sa come uscire, il sonno può essere proprio quello che ci vuole”. E guarda caso, il sonno delle mosche – proprio quelle che si posano sulla nostra frutta – assomiglia decisamente a quello dell’uomo. Anche le mosche infatti, appena nate, hanno bisogno di dormire molto. E anche per loro questo bisogno cala con l’età. Così come si risvegliano se introducono nel loro corpo della caffeina, mentre tendono alla sonnolenza se intercettano le antistamine. E se si prova a mantenere sveglia una mosca per un giorno intero, l’insetto compenserà la mancanza con una sonora dormita il giorno seguente.

Per studiare meglio la relazione tra il sonno e la necessità di adattarsi all’ambiente, gli scienziati del Missouri hanno privato alcune mosche della loro capacità di volare. Quelle neonate, per esempio, hanno necessità di spiegare e stirare le loro ali per circa mezz’ora dopo essere uscite dallo stadio larvale, in caso contrario le ali non si sviluppano come dovrebbero. Il dottor Shaw e il suo staff hanno provato in vari modi a impedire a diversi gruppi di insetti l’uso delle ali. In tutti i casi, non potendo volare, le mosche hanno dormito più del solito. Poi hanno rintracciato il circuito neuronale che segnala al cervello delle mosche quando le ali non funzionano e vi innesca l’impulso verso un maggior bisogno di sonno. “Quando abbiamo identificato i neuroni attivatisi in seguito al blocco delle ali, ci siamo accorti che erano gli stessi neuroni coinvolti nel normale processo di espansione delle ali” rivela Krishna Melnattur. E il fatto che tanto le lesioni alle ali quanto il loro normale sviluppo siano collegati all’impulso del sonno tramite la medesima circuitazione neuronale rientra in un preciso step dell’evoluzione delle mosche. A utilizzare maggiormente questa neuroconnessione sono gli individui più giovani, perché il loro cervello acerbo ha bisogno del sonno sia per il corretto sviluppo delle ali, sia per imparare a volare e navigare intorno al mondo che le circonda.
 

 

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