Odissea 2021, tutte le insidie che attendono Giuseppe Conte

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Il Recovery Fund, la crisi di governo, l’elezione Capo dello Stato e le Comunali a Milano, Torino e Napoli sono i principali nodi politici che mettono in bilico il premier Giuseppe Conte

“Se verrà meno la fiducia di una forza di maggioranza ci sarà un passaggio parlamentare dove tutti esprimeranno la propria opinione e si assumeranno la propria responsabilità”. Il premier Giuseppe Conte, durante la consueta conferenza stampa di fine anno, mette le mani avanti e si prepara alla resa dei conti con Matteo Renzi.

Il 2020 è stato un anno molto duro per il governo giallorosso che, ora, dovrà affrontare tutti i nodi di una lacunosa gestione dell’emergenza coronavirus che, tra lockdown, Dpcm e conferenze stampa, sono rimasti irrisolti. Il nuovo anno inizierà con l’insediamento ufficiale di Joe Biden quale nuovo inquilino della Casa Bianca al posto di quel Donald Trump che, quando nacque il Conte-bis, twittò in favore dell’amico “Giuseppi”. Sia chiaro, qualora il premier dovesse superare questa burrascosa fase, non sarà certamente nemico del nuovo presidente Usa, ma è noto che Renzi, a differenza di Conte, gode già di ottime relazioni con Biden. Le cartucce a disposizione del senatore di Scandicci, però, si fermano qui e, ancora, non è chiaro fin dove si voglia spingere con i suoi ultimatum.

Solo dopo l’Epifania sapremo se la minaccia delle ministre di Italia Viva di abbandonare il governo sarà reale oppure se la crisi minacciata da Renzi finirà a “tarallucci e vino”. L’obiettivo dell’ex rottamatore sarebbe quello di dar vita a un nuovo governo guidato eventualmente da Mario Draghi e sostenuto anche da singoli parlamentari moderati di centrodestra. Un obiettivo difficile da raggiungere con il Pd sempre pronto a minacciare il ritorno al voto, tecnicamente ancora possibile nella prossima primavera. Il semestre bianco, ossia i sei mesi che precedono l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, infatti, inizia a fine luglio, ma vi sono vari motivi che fanno ritenere più plausibile che la crisi si risolva con un semplice rimpasto di governo. Sarebbe alquanto complicato, infatti, votare mentre il piano di vaccinazione degli italiani è appena cominciato. Ma non solo. Qualora si tornasse alle urne, in base all’esito dell’ultimo referendum costituzionale, dalla prossima legislatura ci sarebbero 315 parlamentari in meno. È, pertanto, assai difficile che si vada ad elezioni anticipate in primavera, ma c’è anche chi sostiene che un nuovo governo possa nascere proprio durante il semestre bianco, visto e considerato che il Capo dello Stato non potrebbe più sciogliere le Camere.

C’è, poi, il nodo Recovery Fund. Renzi ha fatto le barricate per impedire a Conte di gestire la partita dei 209 miliardi, avvalendosi di una cabina di regia che, nelle primissime intenzioni, avrebbe dovuto rispondere soltanto a lui e ai ministri Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola. Ora questa ipotesi sembra essere tramontata, ma ciò che preoccupa maggiormente è che l’Italia sia in tremendo ritardo nella presentazione dei progetti che intende portare avanti con i fondi del Recovery Fund. Con un’eventuale uscita dall’esecutivo giallorosso, i renziani, però, non avrebbero diritto di parola sulla gestione di tali fondi. Le elezioni, invece, potrebbero lasciar fuori dal Parlamento gli esponenti di Italia Viva, un partito che attualmente oscilla tra il 2 e il 3%. Nella migliore delle ipotesi i renziani si troverebbero all’opposizione e i fondi europei potrebbero essere gestiti da un esecutivo di centrodestra. Ma, l’ipotesi del voto, come già spiegato, al momento, rientra tra le opzioni di fantapolitica.

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Sia come sia, per Giuseppe Conte si prospettano dei mesi molto difficili. L’eventuale addio dei renziani alla maggioranza dovrà essere controbilanciato dall’arrivo di nuovi sostenitori, quelli che un tempo si chiamavano ‘responsabili’, e il premier dovrà decidere se fare un partito tutto suo oppure se cercare di scalare il Movimento Cinque Stelle. I grillini, dal canto loro, inizieranno il 2021 con una nuova ‘governance’, un direttivo di cui ancora non si conoscono i membri. All’orizzonte c’è il timore di una scissione ad opera di Alessandro Di Battista e di Davide Casaleggio e la paura di nuove dolorose sconfitte. Quest’anno, infatti, si voterà prima in Calabria per le Regionali (che torna al voto dopo la morte di Jole Santelli) e, poi, per le Comunali a Roma, Torino, Napoli, Bologna e a Trieste. La Capitale d’Italia e il capoluogo del Piemonte sono rispettivamente nelle mani di Virginia Raggi e di Chiara Appendino, due grilline che cinque anni fa, contro ogni pronostico, hanno stravinto le Comunali. Adesso, invece, la strada per la riconferma è molto in salita. Il Pd vorrebbe presentarsi alle prossime amministrative alleato del M5S, ma non potrà mai appoggiare le prime cittadine uscenti. Se la Raggi dovesse fare un passo indietro, allora Nicola Zingaretti potrebbe anche pensare di lasciare la Regione Lazio per favorire la nascita di un’alleanza Pd-M5S, a livello comunale e regionale. Da tempo si fa il nome di Roberta Lombardi come possibile candidata presidente di una coalizione che ricalchi quella attualmente al governo, in cambio di un accordo che preveda un democratico in corsa per il Campidoglio. Tutte ipotesi e congetture che, al momento, non trovano conferma, ma che potrebbero alterare notevolmente il quadro politico. Quadro che muterà a seconda dell’andamento dell’epidemia, della gestione di un’eventuale terza ondata di contagi e, infine, in base alle ambizioni personali dei singoli leader politici. Insomma, ci aspetta un altro anno alquanto incandescente…


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