Ora la Azzolina dà lezione a Macron: “Altro che scuole aperte…”

Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a “24 Mattino” ha spiegato che la questione del plexiglas “è una bufala” e ha annunciato che sono stati trovati ulteriori fondi per le scuole

Per difendere il suo operato, spesso oggetto di critiche in Italia, Lucia Azzolina ha pensato bene di deviare l’attenzione dell’opinione pubblica rivolgendo un attacco contro il governo francese.

Intervenuta a “24 Mattino” su Radio 24, il ministro dell’Istruzione ha risposto duramente a quanti le hanno fatto presente che Oltralpe le scuole hanno già ripreso l’attività dopo il lockdown imposto per contrastare l’epidemia di coronavirus. “La Francia ha riaperto? Sì ma solo il 20% degli studenti è ritornato a scuola su base volontaria, il punto è la quantità di chi torna a frequentare, quasi tutte le famiglie non hanno voluto mandarci i loro figli. Il risultato è che gli esami di Stato in Francia non li hanno fatto, hanno fatto la media dei voti. Noi, invece, abbiamo riportato mezzo milione di studenti in classe. Oggi ricevo lettere di docenti e di studenti emozionati di averli svolti, anche se ricordo che qualcuno mi accusò di omicidio colposo”.

Secondo la Azzolina, decidere la riapertura in Italia delle scuole a giugno, anche per pochi giorni, non è stato possibile perché “a maggio avevamo ancora 500 morti al giorno, c’erano documenti molto pesanti che parlavano di aumento dei contagi in caso di rientro degli studenti in classe”. Il ministro ha ammesso che si può sempre fare di più “ma le tempistiche non dipendono solo da noi: decidiamo insieme al Cts“. “Le decisioni – ha aggiunto- sono state prese per settembre con un quadro epidemiologico variabile. Dovevamo pensare a soluzioni basate su una situazione in costante aggiornamento. Dobbiamo aggiornarci di volta in volta: abbiamo scritto le linee guida adesso, mentre in altri paesi europei per settembre non sono nemmeno arrivate”. I

l ministro ha anche ricordato quale sia stato l’iter che ha portato alla decisione di far ripartire l’attività didattica a settembre: “Quando abbiamo chiuso le scuole erano i primi di marzo abbiamo creato subito una task force per fare in modo che si continuasse anche da casa. A fine aprile è nato invece il comitato tecnico del Ministero dell’istruzione. Si è cominciato a lavorare e le linee guida sono state condivise da tutti”.

L’appuntamento in classe per tutti gli studenti, quindi, è confermato per il 14 settembre. “Non ci sono dubbi. Dal primo settembre- ha garantito il ministro- riapriranno per quelli che hanno da recuperare o potenziare gli apprendimenti dell’anno scolastico appena concluso”. La stessa Azzolina ha provato a smorzare le polemiche per la possibilità che le scuole, pochi gironi dopo la riapertura, possano richiudere per qualche giorno a causa delle elezioni Regionali e del referendum. “L’Election day– ha spiegato il titolare dell’Istruzione- non riguarda le scuole di secondo grado, ma gli ordini delle scuole precedenti, ma il ministro dell’Istruzione non decide dove si svolgono le votazioni. In ogni caso la sanificazione della scuola dura un giorno non certo una settimana come ho sentito dire. Io sarò felice quando vedrò i miei studenti tornare a scuola”.

Il ministro ha voluto rassicurare genitori e anche gli stessi studenti in merito ai dispositivi di protezione individuale che da tempo vengono indicati come nuovo ed imprescindibile strumento da indossare in classe. Molto scalpore, ad esempio, aveva suscitato la possibilità che gli allievi siano separati da barriere. “Il plexiglas è una bufala, lo è sempre stato. Avevamo fatto una riunione privata in cui avevo comunicato che il Cts stava valutando diverse misure tra cui i divisori, qualche minuto dopo sui giornali questa che era una delle tante proposte era finita in prima pagina. Io ho subito smentito le gabbie di plexiglas e si è parlato di un mio dietrofront. Ci vorrebbe maggiore correttezza e attenzione in più”, ha dichiarato la Azzolina. Il ministro ha affermato che sul questo tema “oggi c’è chi continua a parlare di bambini in gabbie di plexiglass a settembre, le linee guida non lo riportano assolutamente. Qualcuno vuole creare confusione occorre guardare solo i documenti ufficiali che pubblichiamo: di leggere notizie false sono stanca, sono gli italiani a perderci. Ci vorrebbe responsabilità”.

Non è un mistero che servono soldi per permettere alle scuole di adeguarsi alle nuove disposizioni per contrastare l’epidemia. Il ministro ha garantito che “per settembre abbiamo 2,5 miliardi, 1,5 mld nel dl Rilancio e ora un miliardo in più. Di questa ultima somma, 800 milioni li ho trovati io. Sono fondi molto importanti, destinati a diversi aspetti: arredi nuovi, banchi singoli che permettono di recuperare spazio e noi dobbiamo mantenere un metro di distanza bocca a bocca in classe, banchi singoli e moderni che permetteranno una didattica moderna, nuovi spazi e nuove aule”. Il denaro servirà anche “per fare patti territoriali per portare gli studenti fuori dalla scuola tradizionale e per l’organico”. Da dove provengono questi fondi lo spiega lo stesso ministro. “Erano soldi non spesi, che c’erano già. L’ho scoperto interpellando i dirigenti del ministero e chiedendo loro la situazione dei conti. Mi hanno risposto che ero il primo ministro a fare questa domanda”.


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