Palermo, riciclaggio e sale giochi: arrestato il patron del Marsala calcio

Debiti con lo Stato per un milione di euro, al quale non versavano gli importi per le giocate effettuate nella loro sala giochi, la President Gaming Hall di via Cavour. Agli arresti domiciliari finiscono per peculato, riciclaggio e autoriciclaggio il proprietario del Marsala Calcio, Domenico Cottone, e la moglie Chiara Gulotta, i gestori della sala giochi.

La procura ha anche disposto il sequestro di beni per un milione di euro, il debito complessivo con l’Erario maturato nell’arco di 4 anni, oltre a quello della sala giochi di via Cavour. Nel locale con i vetri a specchio neri erano molti i clienti che arrivavano di giorno e anche nelle ore serali.

Insieme con la moglie, Cottone, avrebbe anche commesso il reato di riciclaggio attraverso un metodo che avrebbe spinto alcuni giocatori a indebitarsi. Marito e moglie avrebbero fatto prestiti con i ticket per le giocate, del valore fino a tremila euro l’uno. In questo modo, secondo i finanzieri del secondo nucleo operativo metropolitano del Gruppo di Palermo coordinati dal colonnello Alessandro Coscarelli, la coppia avrebbe spinto così i giocatori a cadere nel tunnel della ludopatia.

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Il Marsala del patron Cottone, al club da due anni, non naviga in buone acque già da tempo, per diversi mesi i giocatori non hanno ricevuto gli stipendi. E l’emergenza coronavirus ha solo peggiorato la situazione. Tanto che proprio qualche giorno fa Cottone aveva detto che considerava la stagione chiusa. A febbraio scorso già aveva annunciato che molto probabilmente avrebbe lasciato la gestione del club azzurro ad altri. Ad oggi Cottone, molto vicino alla tifoseria con la quale ha sempre dialogato, è socio di maggioranza della proprietà della squadra che milita nel campionato di serie D.

L’inchiesta è stata diretta dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Vincenzo Amico. Chiara Gulotta e Domenico Cottone, rispettivamente rappresentante legale e amministratore di fatto della sala giochi in via Cavour, sono accusati di peculato ed abusiva attività finanziaria e indagati anche per il il reato di riciclaggio.

I coniugi si sarebbero appropriati, omettendo il versamento alla società concessionaria dello Stato, degli importi dovuti per legge su tutte le giocate effettuate e quelli previsti dal canone di concessione. E, poi, all’interno della sala giochi, esercitavano una vera e propria attività abusiva finanziaria. La procedura, consolidata nel tempo, prevedeva l’emissione, a titolo di finanziamento nei confronti dei clienti più “stretti”, di ticket validi per le giocate, dietro consegna di assegni bancari postdatati e in alcuni casi addirittura privi di data di emissione.

“L’operazione testimonia l’impegno costante della guardia di finanza – dicono dal comando di Palermo – nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria di ogni genere per ostacolare l’ingresso degli interessi criminali nell’economia legale con particolare attenzione alla prevenzione del riciclaggio e dell’autoriciclaggio”.



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