Pd e 5 Stelle distanti: l’alleanza elettorale è alla canna del gas

Domani scade il termine per i candidati comuni nelle Marche e in Puglia. Crimi: no

Le elezioni regionali mandano in frantumi la maggioranza giallorossa. Il matrimonio tra Pd e M5S salta prima del fatidico sì. Dalle 8 di questa mattina fino alle 12 di domani gli uffici delle Corti d’ Appello saranno aperti per raccogliere liste e candidature in vista del voto in 7 Regioni fissato per il prossimo 20 e 21 settembre. Il Pd tenta il pressing a tutto campo, coinvolgendo anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per costringere i Cinque stelle a ritirare simbolo e candidature in due regioni in bilico: Marche e Puglia. A meno di clamorosi colpi di scena, il pressing dem non sortirà alcun risultato. È stato il capo reggente dei Cinque stelle Vito Crimi a chiudere il discorso: «Con il Pd non c’è alleanza strutturale» precisa in un’intervista al Corriere della sera. Rifilando una stoccata a Conte: «Non si tratta di sprecare un’occasione (il premier al Fatto Quotidiano aveva parlato di occasione sprecata, ndr), perché non c’è, altrimenti l’avremmo colta al volo». Nel campo dell’opposizione, il centrodestra si presenta unito in tutte le Regioni. In Puglia la coalizione Fdi-Forza Italia-Lega schiera Raffaele Fitto, europarlamentare del partito di Giorgia Meloni. La maggioranza di governo si presenta con tre candidati: il Pd punta sul governatore uscente Michele Emiliano, i Cinque stelle su Antonella Laricchia. Mentre Italia Viva, Più Europa e Azione calano Ivan Scalfarotto. La partita è in bilico. Fitto sarebbe in vantaggio su Emiliano. Conte e Zingaretti hanno provato a far ritirare la grillina. Missione fallita. Zingaretti non nasconde la delusione: «In tutta Italia il Pd sostiene candidati che sono l’unico argine alla vittoria delle destre e garanzia di buon governo. Abbiamo visto un dibattito all’interno del M5s che rispettiamo, ma noi andremo avanti a combattere con tutti coloro che vogliono governare bene le Regioni e non regalarle alla destra di Salvini».

Il ministro degli Esteri Luigi di Maio si traveste da colomba, simulando una mediazione finale: «Mancano poche ore alla presentazione delle liste e ritengo sia opportuno investire ogni energia per trovare degli accordi laddove sia possibile». Altro fronte caldo è nelle Marche: il centrodestra è già in campo con il meloniano Francesco Aquaroli. Il Pd vorrebbe convincere il M5S a virare su Maurizio Mangialardi. Nulla da fare: resta in campo Gian Mario Mercorelli, candidato in quota grillina. Giochi chiusi in Campania: il centrosinistra ripresenta il governatore uscente Vincenzo De Luca. Il forzista Stefano Caldoro, presidente della Regione dal 2010 al 2015, guiderà il centrodestra. I grillini puntano sulla pomiglianese Valeria Ciarambino, fedelissima di di Maio. Maggioranza di governo spaccata in Liguria: Pd e grillini hanno trovato la quadra sul nome di Ferruccio Sansa. I renziani si sono smarcati, puntando sul nome di Aristide Massardo. Il centrodestra riconferma il presidente uscente Giovanni Toti. In Veneto Luca Zaia, governatore uscente, sostenuto dal centrodestra, dovrà vedersela con l’ex vice sindaco di Padova Arturo Lorenzoni, che non sarà sostenuto da Italia Viva, che corre con la senatrice Daniela Sbrollini. I 5 stelle correranno da soli con l’ex deputato Enrico Cappelletti. Partita in bilico e decisiva nella rossa Toscana: il centrosinistra affida a Eugenio Giani il compito di raccogliere il testimone di Enrico Rossi. Dovrà respingere gli attacchi della pupilla di Salvini, Susanna Ceccardi, già sindaco di Cascina e dall’anno scorso eurodeputata, sostenuta da tutto il centrodestra. Il M5s candida invece la consigliera regionale uscente Irene Galletti. Si vota anche in Valle d’Aosta, ma qui il presidente non è eletto direttamente dai cittadini, ma solo successivamente dal consiglio regionale. Sarà una sfida tra Pd e alleati di centrosinistra e il centrodestra che vede uniti Lega, Fdi e Forza Italia. Con il M5s destinato a un ruolo marginale.


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