Pd terrorizzato in Puglia Emiliano firma l’alleanza con il sindaco ex fascista

I giallorossi s’accordano a Roma ma non a Bari. Mellone ha un passato in CasaPound

I l Pd è alla frutta e si allea a Casapound per non perdere la Puglia. Sembra il titolo di un articolo del sito satirico Lercio. Ma è tutto vero. Il governatore uscente Michele Emiliano arruola nella propria coalizione Pippi Mellone, sindaco di Nardò, in provincia di Lecce, con un passato (mai rinnegato) nella formazione di estrema destra. Mellone, che ha flirtato anche con Forza Nuova, è l’ispiratore della lista civica Emiliano Sindaco d’Italia: tra i candidati, nel collegio di Lecce, c’è il suo assessore alla Cultura Giulia Puglia. I dem, sedotti e abbandonati dagli alleati di governo del M5s, ripiegano sull’estrema destra per fermare l’avanzata del centrodestra. Non è un giro di parole ma l’ennesima contraddizione che arriva dal Nazareno. Il legame tra Emiliano, presidente uscente della Puglia, che dovrà vedersela con Raffaele Fitto, candidato del centrodestra, e Mellone è molto solido. E non si è scalfito nemmeno dopo una recente uscita del sindaco di Nardò, che nel mese di febbraio ha invocato la chiusura della sede leccese dell’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani d’Italia. Il segretario dei dem Nicola Zingaretti, che continua a lanciare appelli ai Cinque stelle (sperando nel voto disgiunto), teme il cappotto alle elezioni regionali del prossimo 20 e 21 settembre. Disfatta che potrebbe segnare il suo addio alla segreteria del Partito democratico. In Puglia non è stato possibile siglare l’accordo con il Movimento Cinque stelle che correrà con un proprio candidato, Antonella Laricchia. La Puglia (accordo con il sindaco di Casapound) non è un caso isolato. Anche in Campania, nelle liste del governatore uscente del Pd Vincenzo De Luca c’è un pezzo di destra. Lo sfidante sarà Stefano Caldoro che si presenta con un centrodestra unito. Anche in Campania il M5S manda all’aria l’alleanza di governo e si presenta da solo con Valeria Ciarambino.

«D’accordo su tutto, divisi ovunque»: suona più o meno così lo slogan della maggioranza giallorossa che arriva spaccata all’election day (regionali, comunali e referendum) del 20 e 21 settembre. A Roma, Pd, M5s e renziani sembrano in luna di miele. Nei comuni e nelle 7 regioni al voto si azzuffano su tutto. I giochi sono chiusi: ieri alle 12 è scaduto il termine per presentare liste e candidature. La missione di trasformare il patto di governo in un’alleanza politica è fallita: solo in Liguria e in una decina di comuni al voto, liste alla mano, Pd, Cinque stelle e Italia Viva vanno con candidati in comune. In Liguria dove Pd e Cinque stelle trovano l’accordo sul nome di Ferruccio Sansa, si registra però lo strappo di Italia Viva che corre con Aristide Massardo. Anche in Puglia Iv e Azione puntano su una candidatura autonoma: Ivan Scalfarotto. Il centrodestra punta tutto sul governatore uscente Giovanni Toti. Nessuna sorpresa in Veneto, Marche e Toscana: centrodestra unito, maggioranza di governo divisa. In Toscana, il centrodestra è in campo con la leghista Susanna Ceccardi, il Pd va su Eugenio Giani. Irene Galletti è la candidata del M5s. Nelle Marche, Francesco Aquaroli guiderà il centrodestra mentre il Pd si affida a Maurizio Mangialardi. In corsa per il M5s c’è Gianmario Mercorelli. In Veneto il presidente uscente Luca Zaia parte con il favore dei sondaggi. I suoi sfidanti sono, per il Pd, il vicesindaco di Padova e prof universitario Arturo Lorenzoni e per il M5s l’imprenditore ed ex senatore Enrico Cappelletti. Giallorossi a pezzi anche nei Comuni al voto: a Venezia, Reggio Calabria, Matera e Crotone il Pd si presenta senza intesa con i 5 stelle. E al Nazareno l’ansia sale.


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