Pediatri fase 2: “Vogliamo prescrivere tamponi e somministrare vaccini”

L’Abc per la prevenzione dei contagi per arrivare alla fase 3 preparati e in grado di offrire a genitori e bambini servizi utili. Nuove regole per l’accesso allo studio, la permanenza nelle sale di aspetto e di visita, applicazione del triage telefonico, utilizzo di adeguati dispositivi di protezione individuale e sanificazione degli ambienti. Sono alcune delle indicazioni del vademecum presentato oggi dalla Federazione italiana medici pediatri che servirà per arrivare preparati alle prossime visite mediche fornendo indicazioni pratiche anche ai genitori che da adesso in poi dovranno imparare le nuove regole d’accesso. Un volume di 50 pagine a disposizione dei 5mila pediatri di famiglia con indicazioni sulla gestione di eventuali casi sospetti, di neonati figli di madre positive e su alcune manifestazioni del virus, come l’Erythema pernio-like, i cosiddetti geloni.

Le nuove regole di accesso

Anche se i bambini contagiati sono stati pochi e i sintomi più lievi rispetto agli adulti, l’attenzione deve restare alta. Perciò, la Fimp raccomanda di fissare sempre un appuntamento prima di accedere allo studio e di entrare in sala d’aspetto possibilmente solo quando esce il paziente precedente. Inoltre, il bambino può entrare con un solo accompagnatore. I pediatri consigliano anche di portare da casa un gioco o un libro per l’attesa e la mascherina. “Le cure primarie sono la porta d’ingresso della sanità pubblica, quei ‘medici sentinella’ dell’epidemia che in questi mesi di emergenza hanno evitato, con il triage telefonico e la gestione territoriale, il contagio massivo della popolazione e il collasso del Sistema sanitario. Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi anche perché se fino ad ora i bambini contagiati sono stati 4mila, per fortuna con sintomi lievi, non sappiamo quanti sono gli asintomatici e che cosa succederà con la riapertura delle scuole”, dichiara Paolo Biasci, presidente Fimp.

Tamponi e vaccinazioni

Diminuiti anche gli accessi agli ambulatori per le vaccinazioni, sia quelli dei servizi distrettuali che dei pediatri di famiglia. Ora è tempo di recuperare: “Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini, come già avviene in alcune regioni. Abbiamo la forza di una rete diffusa, capillare ed efficiente di pediatri di famiglia. Perché non usarla per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia?”, chiede Biasci. “Dobbiamo guardare alla Fase 3, immaginando che una nuova ondata di Covid-19 possa non essere clinicamente distinguibile dall’influenza stagionale. Il virus influenzale nella fascia 0–14 anni ha un’incidenza del 26%. E’ opportuna la vaccinazione anti-influenzale nei bambini a rischio, e in quelli sani fino a 6 anni. Sempre pensando a una difficoltà di diagnosi differenziale, sarebbe opportuno mantenere anche la protezione contro il Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche”.

Pediatri fase 2: “Vogliamo prescrivere tamponi e somministrare vaccini”

Il recupero delle vaccinazioni perse

Il Vademecum indica anche come recuperare i vaccini non eseguiti. “Il pediatra di famiglia – spiega Mattia Doria, segretario nazionale alle Attività scientifiche ed etiche della Fimp – tramite dei software gestionali potrà predisporre una lista di pazienti che verranno invitati, con chiamata attiva, presso il proprio ambulatorio o quelli di Igiene pubblica. Questa azione di recupero va cominciata al più presto”.

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La questione dei certificati medici

In molti si chiedono se alla riapertura della scuola sarà necessario presentare un certificato medico: “In questi giorni – dichiara Biasci – abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro formato da Anci e ministeri di Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di ‘assenza di malattie contagiose e diffusive’ per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Così non si tutela la salute dei bambini né quella della loro rete sociale, in un momento in cui patenti di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini”.

L’importanza del contatto umano

L’attuale emergenza epidemica ha portato a rivalutare un uso estensivo del triage telefonico. “Abbiamo capito ancora meglio – sottolinea Doria – quanto sia importante parlare con i genitori non solo quando i bambini sono piccoli ma anche quando sono adolescenti. A 13-14 anni i ragazzi hanno voglia di indipendenza e auto-affermazione e invece sono rimasti bloccati dentro casa con i genitori, situazione che ha creato tensioni e stress emotivo”. Nel Vademecum l’assistenza a distanza va oltre il triage telefonico e prevede una valutazione in tele-visita. “Stiamo lavorando sulle prospettive della telemedicina e sulla dotazione di strumentazione ad hoc anche da parte delle famiglie”.

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La telemedicina per un accesso più equo

La telemedicina può essere uno strumento per superare le grandi differenze regionali. “Già prima di questa emergenza sanitaria – ricorda Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – avevamo messo in luce i limiti di un sistema sanitario frammentato che genera disuguaglianze, e del rischio di una autonomia differenziata. Tutti i bambini che vivono in questo Paese, tra tempi di attesa per diagnostica, visite e accesso alle terapie, devono avere il medesimo diritto alla cura. E  deve essere coinvolta la pediatria di libera scelta”. Il segretario di Cittadinanzattiva cita anche i risultati di una loro indagine sulle vaccinazioni: le regioni del nord tendono a limitare gli accessi, sospendendo o rimandando alcune vaccinazioni. Alcune, come le Marche, la Provincia autonoma di Trento e l’Umbria non completano neanche i cicli delle vaccinazioni obbligatorie. “Chiudono completamente i servizi vaccinali in Piemonte fino a data da destinarsi, mentre la Lombardia ha riaperto regolarmente dal 14 aprile, e non è comprensibile perché la decisione di chiudere sia stata adottata anche in Sicilia dove i contagi sono nettamente inferiori: Messina chiude e a Palermo sono garantite solo le prime inoculazioni. Così come sono regolarmente attivi in Lazio, Valle d’Aosta, Calabria e Puglia”, dichiara Gaudioso.

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