Per l’economia sarà un 2021 a due facce. Ripresa a rischio se restano le restrizioni

Per gli esperti di Intesa Sanpaolo il Pil potrebbe avere un rimbalzo del 4,7%

Il 2021 «potrebbe essere un anno a due facce» per l’Italia. Il quadro macroeconomico, evidenzia l’Outlook di Intesa Sanpaolo, presenta rischi al ribasso nel primo semestre. Nella seconda parte dell’anno, invece, la situazione potrebbe essere migliore delle attese. È chiaro, tuttavia, che se si concretizzassero le ipotesi peggiori, sarebbe molto più complesso stabilizzare la finanza pubblica e, di conseguenza, assicurare la tenuta di tutto il sistema economico-finanziario.

In particolare, gli esperti dell’istituto guidato dal Ceo Carlo Messina, hanno rilevato che se le attuali restrizioni adottate si saranno rilevate efficaci e ci sarà un graduale alleggerimento e una lenta ripresa della mobilità, il Pil italiano potrebbe segnare «un rimbalzo del 4,7%» nel 2021, un valore che si colloca nel mezzo tra le previsioni ottimistiche della Nadef (+6%) e quelle molto prudenti della Banca d’Italia (+3,5%). «In ogni caso saranno necessari anni per recuperare i livelli di attività precedenti allo shock Covid», prosegue Intesa Sanpaolo in quanto quest’anno dovrebbe verificarsi un recupero «più marcato per gli investimenti (+10,6% dopo il -8,1% del 2020), trainati dalle costruzioni», ma dovrebbero restare sottotono i consumi di servizi (+4%, dopo il -16,3% dell’anno scorso).

Se ci sarà un lockdown più prolungato, invece, con restrizioni mantenute ancora a lungo durante la fase iniziale del 2021 «ne deriverebbe una ulteriore contrazione del Pil nel primo trimestre del 2021 (-2% dopo il -3% trimestre su trimestre di fine 2020)» e il rimbalzo per l’intero anno sarebbe limitato al 2 per cento. Se l’attività economica invece rimbalzerà a fine anno ma ci sarà poi una terza ondata in marzo o aprile di fronte a cui siano necessarie nuove misure restrittive, «la variazione del Pil nel 2021 sarebbe pari a 2,5%».

Insomma, le speranze di ripresa sono consegnate, da una parte, alla diffusione su larga scala del vaccino (di modo da garantire la ripresa dell’attività economica) e, soprattutto, all’implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza per sfruttare i 209 miliardi di fondi destinati all’Italia da Next Generation Eu. Le pressioni al rialzo sul costo della manodopera dovrebbero restare modeste in virtù dell’incremento del tasso di disoccupazione atteso l’anno prossimo superare l’11% dal 9,4% stimato per il 2020. Anche l’inflazione, di conseguenza, resterà sempre ancorata in prossimità dello zero. Poiché il sostegno della Bce con l’acquisto massiccio di titoli pubblici non dovrebbe essere ulteriormente rafforzato, il messaggio implicito lanciato da Intesa alle istituzioni è proprio quello di adoperarsi per far funzionare la macchina del Recovery Plan. Altrimenti anche il 2021 sarà duro.

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