Presidi in rivolta sulla responsabilità penale. “Il decreto è insufficiente, così non ci tutela”

Il presidente dell’Anp Giannelli: “In alcuni istituti sarà inevitabile la Dad”

È appena finita la riunione tra i presidi e il Comitato tecnico scientifico per discutere dei protocolli, le misure da adottare per mettere in sicurezza la scuola. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, è consapevole che il lavoro da fare è enorme. E quando gli chiediamo se è soddisfatto dell’incontro, la risposta è il segno di questa consapevolezza: «La scuola italiana ha lacune da colmare enormi, che si sono accumulate nel tempo. L’emergenza di questo virus ha sicuramente mostrato in tutta la sua evidenza le problematiche. Facciamo il possibile dice, ma le strutture sono inadeguate, le aule spesso piccole. Ma sulle responsabilità dei dirigenti scolastici non riteniamo sufficiente quanto previsto dal decreto legge 23/2020 ci preme la revisione del profilo di responsabilità penale datoriale che incombe sui dirigenti scolastici». C’è da lavorare. E l’impressione è che si lotti come gli indiani con le frecce. «Dal 14 settembre saranno distribuiti 11 milioni di mascherine e 170mila litri di gel igienizzante alla settimana tra tutte le scuole italiane» assicura Arcuri.

Fuori i contagi che ballano, i positivi che aumentano e che fanno tremare, le incertezze.

Rendere accessibile la scuola oggi è una responsabilità enorme, da cui dipende non solo il futuro degli alunni di questo Paese sempre più indietro rispetto ai colleghi europei, ma anche quello delle madri, legate a doppio filo alla possibilità di poter lasciare i figli e concentrarsi sul lavoro. Il 30 per cento di loro già pensa di lasciare il proprio impiego nel caso in cui l’anno scolastico riprenda con la Dad. «Una bocciatura per il governo senza appello, mancanza di aule, cattedre mancanti, tutto in alto mare», accusa Marco Marin di Forza Italia. I banchi singoli non arriveranno in tempo. Eppure era uno dei temi fondamentali posti dai presidi per la riapertura. «Determinante avere quei banchi, senza non può essere garantita la prima regola, quella del distanziamento. Ricordo che i banchi singoli serviranno ad aumentare la sicurezza degli studenti e dei docenti che torneranno nelle nostre scuole dal prossimo 14 settembre». Eppure in molte scuole come ha ammesso Arcuri non ci saranno fino a ottobre. Ed è una ipotesi ottimistica. Come faranno gli altri?

«Se in alcuni istituti i banchi dovessero arrivare, oltre il 14 settembre, spiega Giannelli, cercheremo una soluzione compatibile. In alcuni casi si dovrà ricorrere alla didattica a distanza. In molte scuole poi le aule sono piccole. In quel caso anche i banchi monoposto risulterebbero inutili».

«È positivo poi il coinvolgimento di pediatri e medici che garantiranno il supporto alle scuole», dice il presidente. Si è ormai capito che il distanziamento è fondamentale per mantenere la situazione quanto più sotto controllo. «Purtroppo il sud ha la maglia nera da questo punto di vista, spiega il presidente, ma attenzione, non pensiamo necessariamente all’estremo sud. Basta andare a Roma per vedere realtà difficilissime».


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