Quando Bonafede e Giulia Grillo se la prendevano con i vaccini

L’inutilità della profilassi è sempre stata una bandiera 5s

Dalle parole ai fatti. Ieri abbiamo ricordato tutte le sparate No vax di Beppe Grillo, dagli albori dei suoi deliri antiscientisti sui palchi dei suoi spettacoli sino ai lunghi post pubblicati sul suo blog. Ma Grillo non era solo e, soprattutto, era il leader carismatico e politico del Movimento. Dunque il comico parlava e i suoi, prendendo alla lettera il verbo dell’oracolo, eseguivano. A ogni azione corrisponde una reazione e i grillini, una volta entrati in Parlamento e nelle amministrazioni locali, hanno iniziato (o hanno provato) a mettere in pratica la lezione del loro capo. A partire dai suoi ministri.

Partiamo dai due casi più clamorosi. Il 12 febbraio del 2014 sbarca alla Camera dei deputati una proposta di legge dal titolo: «Norme sull’informazione e sull’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale militare». Il Covid, ovviamente, era ancora di là da venire e le pandemie erano solo brutti copioni di sgangherati film dell’orrore, ma il punto di vista pentastellato su farmaci e sieri è illuminante. La proposta di legge sostiene, in soldoni, che i dipendenti pubblici militari abbiano il diritto di «opporre rifiuto alla richiesta di vaccinazione motivandolo in forma scritta». La parte più interessante sono le motivazioni inserite nella proposta: «Recenti studi hanno messo in luce collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie». C’è tutto l’armamentario complottista e antiscientifico propalato da Grillo e diffuso dai No Vax, nero su bianco e firmato da una pattuglia di parlamentari pentastellati tra cui Giulia Grillo, deputata del Movimento dal 2014, premiata nel 2018 da Giuseppe Conte che – per evidenti meriti scientifico-complottisti – la nomina ministro della Salute. La famosa meritocrazia a 5 Stelle.

D’altronde, il lontano 6 aprile 2010, il futuro Guardasigilli Alfonso Bonafede si presentava a Grillo e Casaleggio con un messaggio sul sito del M5s in cui metteva a curriculum il suo impegno in campo vaccinale: «Sono Alfonso Bonafede (Meet up Firenze) e nel mio studio legale (sono un avvocato) abbiamo fatto una grande conquista di recente. Ci occupiamo dei danni da vaccinazione e dei danni da emotrasfusione infetta e, dopo anni di tentativi, uno dei miei colleghi di studio è riuscito a fare ottenere un indennizzo per un bambino autistico: il Giudice ha ritenuto che non si poteva escludere il vaccino come con-causa dell’autismo e quindi ha riconosciuto l’indennizzo». Nel 2019 la Cassazione (VI Sez. Pen., n. 2983\2019), a proposito di un’altra sentenza, dichiarerà l’assenza di nessi tra vaccini e autismo, come per altro aveva già fatto la comunità scientifica. E così i ministri con un passato – poi ovviamente rinnegato – da No Vax sono già due. Ma sono in buona compagnia: nel 2015 in Lombardia i consiglieri regionali pentastellati hanno proposto di eliminare le vaccinazioni obbligatorie, i loro omologhi pugliesi, due anni dopo, hanno portato in consiglio regionale una pattuglia di medici che sosteneva l’inutilità dei sieri e, sempre nel 2017, il sindaco di Livorno ha bollato la vaccinazione negli asili e nelle scuole materne come una «forzatura insopportabile». Insomma, l’allergia dei grillini ai vaccini era congenita, almeno fino a qualche anno fa.


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