Quando i magistrati erano sinceri democratici

Quello che sto per raccontare non è un resoconto storico e tantomeno un giudizio, non vi è poi nulla di politico.

Quello che sto per raccontare non è un resoconto storico e tantomeno un giudizio, non vi è poi nulla di politico. È un insieme di ricordi, di impressioni, di emozioni. Incomincio dal ricordo della stanza del giudice Alessandrini, uno o due giorni dopo la sua uccisione ad opera di Prima Linea. C’era Beria di Argentine e un paio di altri giovani magistrati e a me veniva da piangere. Avevo lasciato S. Felice, mi ero rifugiato da Beria al Centro di Prevenzione e Difesa sociale in Foro Bonaparte e lui mi aveva dato un ufficio proprio accanto al suo. Quello di Alessandrini veniva dopo il mio. Qualche tempo prima Beria mi aveva mostrato un rapporto della polizia in cui c’era l’elenco delle persone condannate da Prima Linea. All’inizio c’era lui, Beria, dopo veniva Alessandrini e poi nell’elenco c’ero anch’io. Avevano già ucciso dei nostri, Bachelet e Walter Tobagi. Erano tutti dei sinceri democratici liberali come i primi che avevano creato il Centro quando Beria aveva raccolto attorno a sé una élite e fatto sorgere, insieme alla Fondazione Olivetti, la sociologia in Italia.

Io ero il più giovane allora, e l’ultimo arrivato, e avevo trovato in quegli studiosi e in quei giovani magistrati la mia patria milanese. Poi i terroristi furono sconfitti. Passarono molti anni, risentii i nomi degli stessi magistrati al tempo di Mani Pulite. Ma non erano più studiosi, sociologi, intellettuali: erano importanti magistrati, pubblica accusa. Io avevo conservato ottimi rapporti con alcuni di loro come il presidente Borrelli, ma ero fuori del gruppo. Poi sono passati molti anni. La magistratura è diventata sempre di più un argine contro la corruzione, in particolare quella politica e quindi indagine, accusa, punizione. Nel mondo politico-culturale si era diffuso un sentimento di rispetto, ma anche di paura, paura di un potere diverso, superiore con le sue regole. Un potere che poteva annientare. Poi recentemente qualcosa e cambiato, si sente un vento fresco. Io sogno che torni il clima culturale giovane e fiducioso dell’epoca del Centro di Prevenzione e Difesa Sociale.


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