Quei mille migranti contagiati che il governo finge di non vedere

Secondo il consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi, i migranti costituiscono il 2,3% dei contagiati, ma la situazione nei centri d’accoglienza è critica, tra fughe, rivolte e soggetti risultati positivi al virus

Hanno scatenato un autentico polverone le parole del dottor Walter Ricciardi, arrivato ieri a mettere in discussione la riapertura delle scuole e le elezioni in caso di un considerevole aumento dei contagi da Coronavirus, salvo poi rettificare, spiegando di essersi riferito ad “altri Paesi”. Ma se da un lato l’attenzione del medico resta sulla popolazione italiana e sui cittadini provenienti dall’estero, poco si parla dei migranti arrivati clandestinamente sul territorio nazionale.

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Anche ieri, infatti, è stato ribadito che “i migranti sono il 2,3%” dei positivi al virus, dunque una percentuale minima. La situazione, tuttavia, potrebbe essere ben più preoccupante di come la si dipinge, basta informarsi sulle condizioni in cui si trovano alcune località italiane. Cittadini extracomunitari arrivano sia via terra che per mare. Gli sbarchi continui, in particolar modo, hanno letteralmente messo in ginocchio Lampedusa.

Una volta arrivati in Italia, i migranti, potenzialmente positivi al Coronavirus, vengono sistemati in alloggi condivisi con altri stranieri, che possono a loro volta essere infettati. Numerosi e gravissimi, inoltre, i casi di evasione dai centri di accoglienza: una realtà che riguarda tutto il Belpaese. Quando gli immigrati non riescono a scappare oppure rifiutano di sottoporsi a quarantena, molte volte si verificano scontri con gli uomini delle forze dell’ordine, costretti a correre seri rischi sanitari per tutelare la popolazione e gli stessi extracomunitari (diversi poliziotti hanno così contratto il virus). Caso emblematico quanto accaduto alcuni giorni fa al centro d’accoglienza “Mondo Migliore” di Rocca di Papa (Roma), dove gli agenti di polizia, con indosso dispositivi anti-contagio, hanno dovuto faticare per provvedere al trasferimento di alcuni nigeriani che non volevano essere prelevati per essere condotti in ospedale.

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Intanto, i soggetti positivi al Coronavirus aumentano. Secondo quanto riferito da “LiberoQuotidiano”, mercoledì scorso, in Sicilia, si sono registrati nuovi 40 infetti,10 dei quali erano clandestini. In Calabria, invece, su 10 positivi ben 5 erano migranti. Preoccupazione anche in Toscana, dove a Porcari (Lucca) sono stati trovati ben 13 stranieri positivi, e sono già state avviate delle quarantene.

La situazione è seria anche in Sardegna, adesso sorvegliata speciale per l’improvvisa impennata di contagi. Il centro d’accoglienza di Monastir (dove si trovano almeno 25 migranti positivi) è una polveriera pronta ad esplodere, ed il sindacato autonomo di polizia (Sap) locale ha più volte lanciato l’allarme. “Il rischio contagio é ancora altissimo, sia tra gli stranieri che di conseguenza tra gli stessi operatori di Polizia. Gli ospiti ogni giorno, soprattutto nelle ore serali e notturne, vagano per il centro, scavalcando sia internamente che verso l’esterno”, ha spiegato il segretario provinciale Luca Agati, come riportato da “CastedduOnline”. “I poliziotti continuano a non essere in grado di riconoscere sani da malati, a non avere avere punti di riferimento che possano dare indicazioni sullo stato di salute di chi hanno davanti”, ha aggiunto, “Ogni notte é sempre la stessa storia, continuano ad entrare nel centro bottiglie comprate o rubate dal vicino centro commerciale. Non possiamo tollerare che un algerino possa fronteggiare nel piazzale gli uomini del Reparto Mobile urlando: ‘Io covid, io male, io paracetamolo’, con gli stessi che lo invitano a stare lontano, quando dovrebbe essere all’interno del reparto a lui dedicato. Il rischio per i poliziotti é davvero altissimo”.

Nervi tesi anche in Piemonte, dove 9 stranieri sono riusciti a scappare dal centro d’accoglienza in cui erano stati trasferiti dopo solo poche ore. La Regione si è subito rivolta al governo, parlando di una situazione di vera e propria emergenza. Una condizione che, come riportato da “LiberoQuotidiano”, “mette profondamente sotto stress l’equilibrio sanitario e di ordine pubblico del territorio, generando grande tensione e senso di insicurezza nei cittadini”.

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