Quel sacerdote vittima di chi nega verità e regole

La prima notizia ufficiale parlava di un prete ucciso a Como da un pazzo

La prima notizia ufficiale parlava di un prete ucciso a Como da un pazzo. Con il passare delle ore, a fatica, il «pazzo» – nel frattempo arrestato – è diventato un «pazzo senzatetto». C’è voluto un po’ di tempo perché sui siti e nei tg di Stato, nelle pieghe dei servizi, si ammettesse marginalmente ciò che invece era noto dal primo minuto, cioè che il «pazzo senzatetto» era un immigrato. Non solo, il «pazzo senzatetto» un tunisino era un immigrato irregolare che aveva subito numerose ingiunzioni di espulsione dall’Italia ovviamente tutte ignorate. E della sua «pazzia» non si trova traccia medica.

Ma ancora ieri sera era difficile trovare la parola «immigrato irregolare» nei resoconti dell’omicidio di don Roberto Malgesini, 51 anni. «Ucciso a coltellate il prete degli ultimi», titolava il sito de La Repubblica che posizionava la notizia ben dopo quelle su Ilary Blasi, Flavio Briatore e le avventure di un cucciolo di golden retriever; meglio, come gerarchia, faceva il Corriere della Sera, che sull’identità dell’arrestato era però altrettanto vago: «Prete degli ultimi ucciso in piazza da un senzatetto».

Il motivo di tanta ritrosia ad ammettere da subito la semplice verità (immigrato uccide prete) è semplice: la notizia urta contro la narrazione ufficiale da tempo diventata pensiero unico che gli immigrati sono tutti brava gente vittime del nostro egoismo. Non è così ovviamente: ci sono immigrati bravi, altri farabutti e altri ancora assassini (esattamente come tra i nativi) e non ammetterlo non solo non risolve il problema dell’integrazione, ma alla lunga diventa pericoloso.

Non credo che don Roberto, prete in odore di santità per la sua disponibilità verso gli ultimi, avrebbe condiviso questa tesi. Non per nulla scelse di fare il prete e non il giornalista, l’amministratore o il politico, categorie che nella società hanno altri compiti e ruoli: raccontare i fatti per come sono, garantire pace sociale, legalità e sicurezza per tutta la comunità. Don Roberto è stato ucciso perché non lui, volontario dell’accoglienza a prescindere, ma tutti noi abbiamo fallito. Del resto, quando si mettono l’ideologia e la demagogia davanti al buon senso, è ovvio che può finire male. Quell’immigrato, che è stato anche nel cuore di don Roberto, non doveva né poteva stare qui. Chi ha sostenuto e sostiene il contrario guardi in faccia la realtà e si prenda le sue responsabilità.


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