Quelli che devono cambiare mestiere

Chi non ha mestiere è spesso il più solerte a suggerire ad altri di mollare tutto e ripartire per manifesta incapacità

Chi non ha mestiere è spesso il più solerte a suggerire ad altri di mollare tutto e ripartire per manifesta incapacità. Il gusto della battuta sprezzante, lo sfregio di chi sente di avercela fatta grazie al riconoscimento di una bravura indiscussa. Frasi che negli anni Sessanta un ruspante imprenditore autodidatta poteva usare per raddrizzare un giovanotto che stava sciupando la propria vita in una mansione per cui non era tagliato. Ma sentirle pronunciare nel 2020 da una baldanzosa viceministra grillina, Laura Castelli, nei confronti dei ristoratori piegati dall’emergenza Covid, dà solo l’idea di una cafonata del potere. La numero 2 del ministero dell’Economia non è una self made woman della ristorazione o dell’imprenditoria: è solo un’ex portaborse del consiglio regionale del Piemonte miracolata dall’ondata M5s. Certo che ce l’ha fatta, complimenti per la carriera. Una scalata che a quanto pare è servita solo a lei, a giudicare anche dalla rivolta dei professionisti della ristorazione cui ha suggerito di dedicarsi ad un altro mestiere se osano lamentarsi per i tavoli semivuoti nella prima estate post pandemia.

Quindi i gestori di un locale chiudano e si riorganizzino, mentre le Castelli della situazione tengono d’occhio un collegio elettorale buono non appena si ripresenterà l’occasione di tornare a votare. Contagi e non contagi, sono sempre gli altri che devono cedere il passo ai nuovi poltronisti dell’Italia giallorossa.

E se il governo stenta a fare ripartire l’Italia, non sembra che il premier Conte stia meditando di lasciare Palazzo Chigi a un governante più capace. Anzi, più passano i mesi e più cresce in lui la bramosia di restare anziché di ritornare alla sua professione di giurista. Giuseppi che tratta con i grandi della Terra, Giuseppi che vagheggia una sua lista elettorale, Giuseppi che spera in un accordo stabile elettorale tra M5s e Pd per superare in scioltezza l’estate. L’economia non riparte? Le metropoli avvizziscono per l’eccesso di smart working? Se avesse coerenza, la Castelli dovrebbe paragonare questa Italia pesta e frastornata a un ristorante snobbato dalla clientela per colpa dell’improvvisazione del suo proprietario. Trattoria Palazzo Chigi: prezzi modici sulla carta e conto finale gonfiato dalle fregature.

Se il titolare di una trattoria in centro di Milano fa i conti con la sparizione della clientela storica di legali e finanzieri che lavorano da casa, i bellimbusti dalla battuta facile si mettono comodi al banchetto di palazzo. Per loro c’è sempre a posto a tavola. E chi arranca negli altri settori, prego si accomodi.

Se l’effetto Covid può deprimere l’economia mondiale, per i nuovi profeti delle auto blu diventa soltanto un alibi dell’incapacità gestionale di chi non sa più accogliere clienti fissi ed avventori all’epoca in cui tutti impartiscono lezioni di food&beverage sui social.

Si distanziano i tavoli nei locali, si rileva la temperatura corporea dei clienti, si tenta di afferrare i suggerimenti del cameriere trasfigurato dalla mascherina. Questo nel Paese reale dove un imprenditore che stenta viene invitato a togliere il disturbo. Quelli bravi, che non ce la faranno più, dovranno per forza cambiare settore se non si uscirà dalla crisi. Così Giuseppi può piantare le tende a Palazzo Chigi, Bonafede continuare ad amministrare una giustizia che fa rizzare i capelli. E la Castelli avrà la delega ad abbassare la saracinesca di tutti ristoranti che non saranno pieni come qualche mese fa.


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