Rientro incontrollato del razzo cinese: è caduto nell’Atlantico

Il razzo cinese Lunga marcia 5B è precipitato nell’oceano Atlantico, alle 15.33 (17.33 ora italiana). A confermarlo è lo Space control Squadron della della Difesa americana. “Secondo la nostra ultima previsione doveva precipitare alle 15,33 – sottolinea Elena Vellutini, ricercatrice dell’Agenzia spaziale italiana per il servizi di rientro e che coordina le attività con Eusst – una buona previsione con uno scarto di appena sette minuti”.
 

 L’Agenzia spaziale italiana, ha monitorato le orbite del relitto spaziale per gli ultimi tre giorni assieme a Inaf e al ministero della Difesa italiano, per verificare che non ci fossero rischi per il nostro Paese. Esclusi già dalla mattinata di oggi, quando gli astronomi hanno ristretto sempre di più la finestra di rientro dello stadio centrale del vettore a una striscia oraria tra le 15 e le 18. Le orbite, dopo mezzogiorno, non interessavano più né l’Italia né il sud dell’Europa.
 

Ma si è rimasti in qualche modo col fiato sospeso per tutte le altre regioni sotto al suo cammino. A cominciare dagli Stati Uniti, che il relitto ha sorvolato da ovest a est con un perfetto coast to coast da Los Angeles a New York proprio nella fase finale, tanti Paesi del continente Africano e l’Australia. Lo stadio centrale del nuovo vettore cinese, infatti, è lungo una trentina di metri, largo cinque e con una stazza di 17 tonnellate. L’oggetto artificiale in caduta incontrollata più grande a precipitare sulla Terra dal 1991. Ed è precipitato proprio dopo quel passaggio sopra Central Park.
 
A testimoniare la grande incertezza attorno a previsioni di questo tipo, basti pensare che è sufficiente un minuto di differenza nella previsione per spostare il luogo di caduta di qualche centinaio di chilometri. Inoltre non c’è un sistema di tracciamento continuo da Terra, se l’oggetto cade in un luogo sperduto (oceano o deserto) e nessuno lo avvista, bisogna attendere quello che tecnicamente si chiama il “no-show”. Se era previsto il passaggio sopra un certo sito e il passaggio non c’è stato, significa che è caduto. La notizia viene annunciata su spacetrack.org o dal Norad, della Difesa americana. Ma spesso ci sono dei ritardi. Anche per questo è stato creato l’Eusst (European space surveillance & tracking), per avere un po’ di autonomia in circostanze come queste.
 
Secondo Luciano Anselmo del Cnr, può essere necessaria anche qualche ora per avere una conferma dagli Stati Uniti: “Le loro forze spaziali sono dotate di una rete di satelliti all’infrarosso che serve a rilevare il lancio di missili e che potrebbe vedere anche la scia infuocata creata dalla caduta dell’oggetto”.

A chi chiedere i danni?

Gran parte del materiale, anche degli oggetti più massicci, si disintegra di solito in atmosfera, per effetto dell’attrito con l’aria che genera temperature di migliaia di gradi Ma alcuni elementi, più densi, come i motori, possono sopravvivere e arrivare al suolo. Per questo c’è stata grande attenzione da parte degli osservatori di tutto il mondo
 
Nel caso, remoto, che un satellite, un razzo o un oggetto artificiale qualsiasi (come una stazione spaziale, celebre il caso della Tiangong-1 nel 2018) colpisca qualcosa o qualcuno, c’è un trattato internazionale che sancisce la responsabilità da parte di chi lo ha lanciato. È la Convention on international liability for damage caused by space objects dell’Onu, approvata con la risoluzione 2777 nel 1971. All’articolo 2 recita: “Uno stato che effettua un lancio sarà assolutamente responsabile per il risarcimento dei danni causati dal suo oggetto spaziale sulla superficie della Terra o ai voli aerei”.

Italia ed Europa fuori pericolo

“La caduta non dovrebbe interessare l’Italia. Come Asi ci siamo attivati per monitorare questo oggetto all’interno del consorzio europeo di monitoraggio Eusst, e per escludere che la caduta potesse interessare il nostro Paese” aveva spiegato in mattinata Ettore Perozzi dell’Agenzia spaziale italiana.
 
“È tutto sotto controllo – confermava Vellutini – abbiamo identificato, in collaborazione con Inaf e Ministero della Difesa, con un buon margine di sicurezza le ultime due orbite dello stadio centrale del razzo Lunga marcia 5B e non dovrebbero passare su Italia o Europa. Gli ultimi passaggi dovrebbero essere visibili dalle coste degli Usa”. Sono diversi i fattori che pesano su questi calcoli. A cominciare dalla massa, che non è nota con precisione. E tanti dettagli difficili da calcolare: come rientra in atmosfera, come ‘carambola’, persino il flusso solare.

Le antenne di Medicina all’erta

Anche la Stazione radioastronomica di Medicina, vicino a Bologna, ha tenuto d’occhio l’oggetto durante le ultime orbite. In particolare, nel passaggio di ieri e nella mattinata dell’11 maggio, quando ha sorvolato il Sud Italia, passando sopra Napoli. Anche se il razzo era molto basso sull’orizzonte: “Non possiamo semplicemente puntarlo e ‘vederlò – spiega Daria Guidetti dell’Inaf, radioastronoma all’Istituto di Radioastronomia di Bologna – ma abbiamo dovuto fare una modifica elettronica su come il radiotelescopio Croce del Nord risponde alle onde radio. E l’abbiamo visto”.
 
Per questa operazione, è stato necessario usare il sistema “bistatico”. A Bologna, infatti, ricevevano gli echi radio riflessi dal razzo. A ‘spararè era il trasmettitore Trf (trasmettitore radio frequenza) realizzato da Vitrociset e al poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna: “Le onde radio emesse dalla Sardegna colpiscono l’oggetto e noi vediamo l’eco di questa riflessione – aggiunge Guidetti – è un po’ come fare un’ecografia. Il principio è lo stesso”.

 Il vettore della nuova Tiangong

l Lunga Marcia 5B è il più potente razzo cinese. Sarà utilizzato per costruire la nuova stazione spaziale Tiangong-3, forse a partire già da quest’anno. Il 5 maggio ha portato in orbita il prototipo della nuova capsula per il trasporto di taikonauti (gli astronauti cinesi). La capsula, per quello che era il primo test, era vuota. Ed è rientrata come previsto due giorni dopo il decollo. Il massiccio vettore, invece, è rimasto a orbitare per più giorni.
 
Anche se le probabilità di essere colpiti o danneggiati dalla caduta di detriti spaziali, non è la prima volta che si teme per un oggetto costruito dall’uomo che ritorna verso la Terra senza un sistema che lo guidi per una caduta in un luogo isolato o disabitato (tipicamente, il cimitero dei satelliti nell’oceano Pacifico). Di recente, era accaduto per la stazione spaziale, sempre cinese, Tiangong-1, che rientrò senza controllo nel 2018. Nel 2013 toccò al satellite Goce. Ma erano entrambi molto meno massicci del razzo che sta per precipitare ora. Altri rientri famosi, come la Mir e la Tiangong-2, invece, furono gestiti in maniera tale da finire in un luogo preciso, nel Sud del Pacifico, attivando la manovra per farli scendere di quota al momento giusto.
 
 

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