Salvini, il Capitano truce che ora diventa buono per non spaccare il patto

Da sempre alterna aggressività e dolcezza. Slancio verso Berlusconi: “È il numero uno”

Senza arrivare allo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde, è indubbio che nell’attività politica di Matteo Salvini convivano diverse personalità offerte all’opinione pubblica. Questa volta, dopo la burrasca nel centrodestra in cui il Capitano ha mostrato il suo volto «truce», sfidando Silvio Berlusconi fino a portargli via tre parlamentari, è l’ora di papà Matteo, talmente zuccheroso da essere già in versione natalizia: «Mia figlia, che ha sette anni, farà la letterina a Babbo Natale con la penna biro, non su Amazon».

Ospite del Maurizio Costanzo Show che andrà in onda stasera, durante la registrazione il segretario della Lega tocca le corde del cuore non solo con Berlusconi, definito «il numero uno in molti campi», «molto più simpatico» di Zingaretti e quindi preferibile al segretario del Pd per andare a mangiare l’«amata cioccolata», ma anche con Giuseppe Conte, al quale dopo attacchi ad alzo zero durati mesi dedica la romantica canzone «Se telefonando». Spiega: «Se dà un colpo di telefono, proposte per risolvere alcuni problemi li abbiamo».

Al di là delle ripetute lamentele di Matteo di non ricevere mai chiamate da Palazzo Chigi se non per anticipare decisioni già prese, è un tentativo di non lasciarsi spiazzare dalla linea del dialogo «per il bene del Paese» lanciata e confermata da Berlusconi, ieri abbozzata anche dalla Lega, nonostante gli sprezzanti commenti del Pd, nella persona del capogruppo al Senato, Andrea Marcucci: «L’approccio recente di Berlusconi è migliore di quello di Salvini… A Salvini a volte sembra quasi che dia noia qualsiasi provvedimento che fa il bene del Paese».

Il segretario leghista cerca così di ritrovare spazio e iniziativa politica nel centrodestra, con la federazione dei gruppi parlamentari che ha appena proposto senza trovare eccessivi entusiasmi almeno nell’immediato, ma anche all’interno del suo partito, dove il ruolo del tessitore e di colui che mantiene i rapporti istituzionali è giocato da sempre dal vice della Lega e responsabile Esteri, Giancarlo Giorgetti.

Uno schema a due che di solito è di alleanza, ma che causa anche attriti, come nel caso del dialogo aperto da Giorgetti con Luigi Di Maio. Non si tratta di una novità, perché già in passato Giorgetti si era complimentato con il ministro degli Esteri, spiazzando Salvini. Si sa che il leader della Lega ha rotto con Giggino dopo aver avuto con lui un rapporto talmente stretto da essersi guadagnato un murale in cui era rappresentato avvinghiato bocca a bocca al vicepremier 5stelle del primo governo Conte. Siamo qui nei delicati punti in cui politica e rapporti personali si intrecciano: nessuno dei due ha dimenticato che era Giorgetti, e non Salvini, il delfino designato da Umberto Bossi né, ai tempi del governo gialloverde, la voce assai insistente per cui sarebbe stato lo stesso segretario leghista a preferire un premier terzo all’ipotesi di Giorgetti a Palazzo Chigi (e non da sottosegretario alla presidenza del consiglio).

Oggi Salvini in versione papà dolce spiega: «Gli italiani chiedono soluzioni, non litigi, e quindi ho proposto una federazione di tutte le forze di centrodestra perché uniti si ha più peso», a favore di partite Iva, agenti di commercio, lavoratori autonomi e precari. «Se le fa un partito alla volta è un conto – ha spiegato il segretario leghista -, se le fa un gruppo che in Parlamento raccoglie più di 200 parlamentari è un altro. Spero che tutti rinuncino a qualcosa, io in primis, per unirsi». Ma i dubbi fioccano, anche perché rinunciare a dettare la linea, per un carattere come il suo, potrebbe non essere facile.


Fonte originale: Leggi ora la fonte