Sanatoria badanti e colf: l’ennesimo flop firmato Bellanova

Procedure complesse e troppa burocrazia: la sanatoria per badanti e colf è un flop. Il ministro Teresa Bellanova incassa l’ennesimo fallimento

Le procedure sono troppo complesse e, proprio come accaduto per i lavoratori agricoli, anche le regolarizzazioni per le badanti si sono rivelate autentici buchi nell’acqua: è questo l’ennesimo capolavoro firmato Teresa Bellanova, a capo del Ministero delle Politiche Agricole.

Facciamo un piccolo passo indietro. Il decreto Rilancio conteneva la tanto discussa sanatoria dei migranti irregolari presenti in Italia, un provvedimento che, secondo il ministro Bellanova, avrebbe dovuto tutelare i lavoratori stranieri vittime del caporalato (e non solo). Anche badanti e colf avrebbero finalmente avuto l’occasione di mettersi in regola.

Un buco nell’acqua

I numeri hanno tuttavia tradito l’entusiasmo del governo giallorosso. Innanzitutto, dando uno sguardo ai dati di fine luglio, gran parte delle domande di regolarizzazione non riguardavano il settore agricolo, ovvero quello che avrebbe dovuto essere interessato dalla sanatoria, bensì il lavoro domestico e di assistenza alla persona.

Allargando la lente d’ingrandimento su colf e badanti, notiamo come il flop sia destinato a restare tale. Il motivo principale, al netto della reale utilità di un simile provvedimento, è da ricercare nelle procedure a dir poco complesse. Come ha fatto notare il quotidiano Il Messaggero, l’esempio più lampante deriva dalla necessità di avere lo Spid, cioè l’identità digitale. Possiamo immaginare cosa questo possa aver rappresentato per le persone più anziane che avrebbero voluto mettere in regola le badanti.

Per evitare di assistere a un fallimento, l’esecutivo ha persino prorogato la scadenza delle citate regolarizzazioni dal 15 luglio al 15 agosto. Il risultato è stato comunque mediocre, viste le appena 148.594 domande presentate al 31 luglio 2020 per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Altro che emersione di 600mila lavoratori, come si attendeva qualcuno nel governo.

I motivi del flop

Tornando ai motivi del flop, vale la pena concentrarci sulla parte tecnica della procedura richiesta. A detta di molti esperti, i costi per arrivare alla fumata bianca sarebbero stati fin troppo elevati. Stiamo parlando di un contributo forfettario di 500 euro che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare per ogni lavoratore.

Anche Nuova Collaborazione, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, è rimasta delusa dalla sanatoria proposta dal ministro Bellanova. “Il provvedimento per la regolarizzazione degli stranieri non ha portato a risultati significativi nel settore del lavoro domestico“. Basti pensare che dal 15 giugno ad ora, nei vari uffici sono state seguire meno di 500 pratiche.

Il provvedimento – ha ribadito ancora Nuova Collaborazione – non è nella condizione di godere dei diritti e delle tutele messe a disposizione dei lavoratori dalle leggi dello Stato“. In ogni caso, la graduatoria relativa ai lavoratori domestici vede la Lombardia in testa, con 36.283 domande, seguita da Campania (18.848) e Lazio (14.065).


Fonte originale: Leggi ora la fonte