Sardine e grillini non si sopportano: sono sempre più antagonisti

Pesciolini e pentastellati non riescono a trovare pace e ora si scornano sul referendum: “Santori è più vecchio di quanto si possa immaginare, sta dalla parte della casta”

Evidentemente l’odio contro il centrodestra non basta per far trovare una quadra comune alle sardine e ai 5 Stelle, che continuano a essere divisi e a litigare. Eppure entrambi i movimenti, insieme alla sinistra in generale, hanno come denominatore comune l’obiettivo di non permettere all’opposizione di governare. Proprio su questa base è nato l’esecutivo giallorosso. Era piuttosto facile e scontato prevedere che prima o poi gli animi si sarebbero accesi e si sarebbero palesate le reali intenzioni sia dei pesciolini sia dei grillini: andare ognuno per la propria strade per ottenere una maggiore visibilità personale.

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Quotidianamente vantano di essere nati dal basso e si propongono come rinnovamente della politica, ma restano solamente slogan per tentare di catturare qualche simpatia in più. A dividere i due adesso è il referendum: le sardine spingono per il “No” (una mossa decisa anche per differenziarsi dai loro “simili”), mentre i pentastellati si sono schierati convintamente dalla parte del “Sì”. E Italia Oggi fa notare un fatto piuttosto singolare: da una parte i partiti tradizionali (al cui interno vi sono nette divisioni) tengono il profilo più basso possibile; dall’altra si assiste allo scontro nelle piazze tra pesciolini e gialli.

“Santori vecchio, sta con la casta”

Con il passare dei giorni aumenta il numero dei luoghi in cui si consuma il testa a testa. A Cascina Mattia Santori si è presentato nella piazza in cui il M5S stava sostenendo le ragioni del “Sì”, provocando i presenti indossando una maglietta con scritto “No”. Il fatto ha innescato la reazione di Paola Taverna: “Tu stai facendo una battaglia legata alla vecchia politica, vuoi mantenere la casta“. Ma il leader delle sardine ha rincarato la dose sul proprio profilo Facebook, sferrando un duro attacco nei confronti del ministro degli Esteri: “Luigi Di Maio sostiene che sia un voto contro il palazzo, ma gli accordi di palazzo gli hanno garantito quattro poltrone importantissime. E ora è ministro degli Esteri senza merito o talento tecnico“.

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Anche dal Movimento 5 Stelle sono giunte forti parole. A gettare olio sul fuoco ci ha pensato il pentastellato Leonardo Donno: “Abbiamo bisogno di parlamentari riconoscibili, presenti sul territorio e in Parlamento, non di fannulloni e scrocconi, abbiamo bisogno di un parlamento più snello, più rapido ed efficiente, numericamente in linea con le altre democrazie europee“. Il deputato grillino pugliese non le ha mandate a dire a Santori: a suo giudizio il ragazzo vuole fare del voto al referendum un attacco a Di Maio, ma in realtà il voto riguarda la Costituzione. “Questo leader risulta giovane e nuovo ma dentro è più vecchio di quanto si possa immaginare, è dalla parte della casta e della vecchissima politica, è sempre in tv ma non si capisce la sua idea di paese e di futuro. Dice di rappresentare i giovani, poi si affianca ai Benetton e a personaggi che io chiamo dinosauri della politica. Ma chi rappresentano veramente?“, ha concluso Donno.


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