Sardine in salsa coreana. Santori capo da adorare

È un bel problema se a 19 anni ti frana la passione per la cucina dopo aver scelto di studiare in un istituto alberghiero

È un bel problema se a 19 anni ti frana la passione per la cucina dopo aver scelto di studiare in un istituto alberghiero. Però si può sempre prendere un paio di lauree (triennale e magistrale), diventare ricercatore energetico e guidare il movimento delle Sardine. Un ordinario curriculum di un bravo ragazzo di 33 anni. Ma per il suo mondo tutto ciò è sufficiente per raffigurare il soggetto, Mattia Santori da Bologna, come una sintesi tra Gandhi e Steve Jobs, un gigante dal carisma straordinario da adorare per i mirabolanti traguardi raggiunti.

Alle Sardine non fa difetto un involontario senso del ridicolo, culminato con la celebre gaffe su Aldo Moro trucidato dalla mafia. Sono ragazzi, portiamo pazienza. La medesima virtù richiesta per leggere fino all’ultima riga l’umoristica agiografia del giovane leader, lanciata in rete dalle stesse Sardine incuranti del pubblico dileggio. «Gli manca l’aureola…». «Vi rendete conto che questo poveraccio lo mandate al massacro?», sono alcune delle prime reazioni tra le migliaia piovute su Twitter.

La sedicente biografia di Santori, dove lui campeggia di spalle in una copertina bucolica incorniciato da un provvidenziale arcobaleno, ottiene l’effetto esilarante di una parodia. I toni grondano enfasi per questo giovanotto che fa di «testa sua» nel dribblare gli insegnanti delle medie che lo volevano al liceo scientifico. Santori da adolescente non cammina, si libra in aria: «Spento il computer si infila in una tuta e vola in palestra per dedicarsi al gioco come strumento educativo: insegnante di atletica, frisbee, basket». Ma non prendetelo in giro, dai, è solo «un sognatore, un vulcano di idee ed emozioni, di visioni, di prospettive». Ha la fortuna di viaggiare da ragazzo come tanti suoi coetanei di buona famiglia. Ma se gli altri cazzeggiano, lui è un moderno Magellano spinto dalla sete di conoscenza. Se studia sette mesi in Francia è per osservare il welfare transalpino, se va in Grecia «per amore» in realtà tocca con mano «la solidarietà greca» negli anni della crisi. E se visita il Venezuela, per imprecisati motivi, ovviamente fa i conti «con il lato oscuro del regime venezuelano di Chavez». Mattia «ci mette il cuore», Mattia ha «gli occhi stanchi», Mattia in televisione «tiene testa ai vecchi lupi della politica». Mattia, Mattia, Mattia.

Alla fine la santificazione di questo «sognatore che crede di poter cambiare il mondo», non è che l’ennesima conferma dall’artificialità di un movimento sorto da contraddizioni microscopiche. Auspicano la rivoluzione della politica e sostengono le forze di governo, vogliono rinnovare il Palazzo e votano no al referendum sul taglio dei seggi, invocano la collegialità e poi coltivano il culto dei capo nel solco delle grandi dittature comuniste, ultima la Corea del Nord. Sardine nuove, sinistra vecchia: un Pci 5.0 per giovani atletici e riccioluti che non andrebbero mai a friggere salamelle in una festa dell’Unità. Sognano un menù chic alternativo, ma alla fine dovranno accontentarsi di un modesto piattino di sardine fritte.


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