Scoppia la rivolta nel M5S “Siamo stufi di Casaleggio”

Sono sempre di più i parlamentari pentastellati che si dicono stanchi delle ingerenze di Casaleggio e vedono nella piattaforma Rousseau uno strumento che sostituisce il M5s in tutte le sue funzioni più importanti

Un’estate decisamente tormentata quella del 2020 per il M5s. Non bastano le polemiche scaturite dal voto sulla piattaforma Rousseau, avvenuto la scorsa settimana, che ha sancito modifiche radicali di due punti considerati come pilastri del Movimento come il “mandato zero” e la possibilità di stringere alleanze sui territori alle elezioni amministrative. Ora non è da escludere che proprio la piattaforma Rousseau sia il prossimo obiettivo da abbattere. Il malcontento dei parlamentare verso Davide Casaleggio si fa sempre più forte. E proprio il figlio di Gianroberto rischia tantissimo in quella che si può considerare come un’azione di profondo rinnovamento.

“Casaleggio è un corpo estraneo che decide per il M5s. La piattaforma Rousseau si sostituisce al Movimento in tutte le sue funzioni più importanti. Il controllo segreto degli iscritti, da parte di una sola persona che sta a Milano, non è più accettabile”, ha spiegato a Il Tempo il senatore Emanuele Dessì. Il parlamentare pentastelato che, poi, ha anche assicurato che si è vicini ad una svolta: “La stragrande maggioranza degli eletti vuole cambiare”. Voci indicano che si ipotizza un blitz con una legge per sottrarre il potere a Casaleggio. Ma il senatore ha messo le cose in chiaro: “Non so se la legge sia lo strumento più giusto. È vero che le leggi non si occupano di casi singoli. Ma è anche vero che questo problema, questa anomalia politica, l’abbiamo solo noi”. Dessì ha spiegato quale è il punto che sta portando alla rottura:“Un’associazione privata controlla ilM5s mentre il M5s non controlla chi le dovrebbe solo fornire un servizio. Questo rapporto va ribaltato. Bisogna ripristinare i valori fondanti del Movimento: partecipazione, trasparenza e condivisione”.

Lo stesso senatore ha voluto chiarire il concetto spiegando cosa gli è capito nell’ormai lontano 2014 quando, dopo essersi candidato a sindaco di Frascati, provò ad avere i nomi degli iscritti nel suo Comune ma non ci riuscì. “Chiesi a Rousseau di poter contattare gli iscritti per informarli delle iniziative elettorali- ha raccontato il senatore-. Mi rispose Casaleggio (Davide, ndr) dicendo che non me li poteva fornire e che li avrebbe contattati lui con una mail. In realtà funzionava così anche nel 2009. Allora facevamo parte degli “Amici di Beppe Grillo di Frascati”. Volevamo invitare i circa cento attivisti ad un evento. Fu il Blog a dirci che non ci poteva dare i nomi e che sarebbero stati contattati con una mail. In piazza vennero solo sei persone…”.

Poi c’è la questione dei soldi, un altro tema non proprio secondario. Molti eletti non vogliono più versare i 300 euro mensili per il funzionamento di Rousseau. Dessì sulla faccenda appare deciso. “Noi guadagniamo 3.200 euro netti di stipendio, più altri 2/3mi1a euro per spese di mandato. Tutto il resto lo restituiamo. Riguardo ai 300 euro, io non ho dato a Rousseau le ultime mensilità. Ho un arretrato di 1.200 euro. Non sono più disposto a fare questa donazione a Casaleggio”. Secondo Dessi va bene “un assegno al capo politico affinché li utilizzi davvero per il Movimento. E a versarli in futuro sempre in questa forma”.

Il senatore ricorda la battaglia avviata ad inizio anno. Dessi, infatti, fu uno dei tre firmatari di un documento per sottrarre la piattaforma a Casaleggio. Nessun pentimento nonostante gli scarsi risultati ottenuti. “In quel documento chiedevamo anche di definire un campo politico preciso, di stampo progressista, per il M5s. E di sostituire il capo politico con un organo collegiale. È vero, a firmarlo fummo in tre ma in tanti, cinquanta parlamentari, ci sostennero apertamente”. Oggi il quadro si è modificato che tanto che “la stragrande maggioranza dei parlamentari vuole cambiare. Quando è uscita la notizia di togliere il controllo degli iscritti a Casaleggio non mi sembra di aver letto o sentito qualcuno strapparsi i capelli”. Per farlo il senatore spiega che si stanno gettando le basi “per un’azione a tenaglia che porterà a cambiare lo status quo”.

I tempi non sono casuali. Il piano segue il voto su Rousseau che ha modificato due pilastri del M5s. “La goccia che ha fatto traboccare il vaso- ha spiegato Dessì– è stata la votazione su Rousseau di qualche giorno fa con cui sono state stabilite due cose: il consigliere comunale non è un mandato politico come gli altri, e sono permesse alleanze con altri partiti a livello locale. Il risultato per me è soddisfacente. Ma non si possono più delegare temi così importanti a consultazioni online indette nel giro di 24 ore, senza alcuna informazione adeguata e, per giunta, sotto Ferragosto. Queste cose si decidono democraticamente. Ma con un percorso diverso che deve terminare in altre sedi, come gli Stati generali“.

Che qualcosa di grosso sia in preparazione in casa 5s lo si evince anche dalle parole di Riccardo Ricciardi, vice capogruppo pentastellato alla Camera dei deputati e uomo considerato molto vicino a Roberto Fico. Anche per lui, infatti, il legame del Movimento con la piattaforma digitale gestita da Davide Casaleggio va rivisto. In una intervista a Repubblica, Ricciardi ha spiegato:“Deve essere ancora chiarito che i contenuti, la tempistica, i temi da porre in votazione devono essere decisi dai 5 stelle. L’associazione Rousseau deve limitarsi a gestire lo strumento”. In merito ai due cambiamenti importanti come il vincolo dei mandati per i consiglieri comunali e le alleanze, il deputato appare sibillino tanto da ammettere che erano temi “che dovevamo affrontare da tempo”. Sulle alleanze, ad esempio, Ricciardi sottolinea che “dovranno essere i gruppi locali a decidere in quali città o in quali Regioni ci sono le condizioni per allearsi e con chi. Devono avere l’autonomia di decidere senza che arrivino input dall’alto”.

Ma il tema scottante è sempre quello: Rousseau. Per il deputato la piattaforma “deve essere uno strumento. I contenuti, i quesiti, le tempistiche, devono essere decisi dalle persone che fanno parte del M5S e che sono legittimate a coordinarlo. Attivisti, portavoce, l’importante è che ci sia una linea di demarcazione tra i contenuti e lo strumento. Sono certo che quel che viene messo al voto sia sempre proposto e vagliato dal capo politico, ma a tutela dello stesso Movimento, visto che queste domande ci vengono poste molto spesso anche dagli elettori, credo sia necessario distinguere tra le persone che fanno parte del M5s e le persone che fanno parte di Rousseau”. Eppure una dei tre soci di Rousseau, Enrica Sabatini, ha un ruolo da dirigente nell’organigramma del Movimento. Ma Ricciardi spiega che “gli Stati generali serviranno anche a dibattere di queste cose”.

“Dobbiamo ricordare- ha aggiunto- com’ è nato il Movimento, che nel 2013 è passato da zero a 8 milioni di elettori. Sono passati sette anni e bisogna capire come l’assetto deve cambiare. C’è da fare un dibattito sano su questo. Senza idee preconcette. Senza arrivare a uno scontro. Quelli sì, bisogna lasciarli ai vecchi partiti”.


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