Scuola al via dal 1 settembre. Ipotesi congedi per i genitori

Prima i recuperi e dal 14 le lezioni. La proposta: “Sì allo smart working se i bimbi sono malati o in quarantena”

Cercasi prof disperatamente. La caccia a mascherine e banchi con rotelle e la ricerca di spazi alternativi per dividere le classi ha offuscato la questione che è da sempre il primo problema all’inizio delle lezioni: avere un professore in cattedra il primo giorno di scuola che possibilmente sia lo stesso per tutto l’anno scolastico. E questa volta rischia di andare peggio rispetto al passato visto che la scuola partirà in emergenza Covid: alla fine si stima che serviranno almeno 200mila supplenti.

Intanto piovono pietre sul ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che non è l’unica responsabile di questo caos ma che non ha saputo dialogare con il mondo della scuola né rassicurare le famiglie per un rientro in sicurezza. Proprio sulla riapertura della scuola si gioca la tenuta del governo e dell’alleanza Pd/M5s . Ma il ministro va avanti e conferma in una nota che: «La scuola riaprirà dal primo settembre per il recupero degli apprendimenti e dal 14 prenderanno il via le lezioni». Domani partirà l’help desk per gli istituti: servizio dedicato alla ripresa cui le scuole potranno rivolgersi in caso di dubbi e quesiti.

Ma che cosa succederà quando si scopre un alunno positivo e un’ intera classe o un’intera scuola, sarà costretta alla quarantena precauzionale? Il ministro per la Famiglia e le Pari opportunità Elena Bonetti, Italia Viva, chiede che sia garantito lo smartwoking ai genitori.

«Dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti necessari alle famiglie, che hanno bisogno di risposte concrete e certe, a partire dalla possibilità per i genitori di tutte le categorie lavorative di poter rimanere a casa in caso di contagio o quarantena dei figli», afferma la Bonetti che propone «congedi straordinari e il diritto allo smartworking, con una premialità di più giorni o maggior retribuzione per i genitori che usufruiranno paritariamente di queste misure».

La caccia al professore partirà il 28 agosto dopo la pubblicazione dei posti scoperti prevista per il 27. Sembra che un nuovo sistema informatico stia creando molti problemi alla regolare assegnazione delle nomine. Moltissimi docenti vengono nominati in una provincia, diversa dalla propria, nell’ambito della regione. Certo per un posto di lavoro ci si può e deve spostare. Ma il sindacato Gilda denuncia che «dopo qualche giorno un collega dal punteggio anche decisamente inferiore trova posto nel proprio stesso comune, in barba alla graduatoria». La colpa sarebbe da addebitare al solito algoritmo che funziona a singhiozzo. Non solo. Sono centinaia le rinunce alle nomine che l’amministrazione non registra a causa dei tempi strettissimi. Dunque una cattedra che virtualmente appare occupata in realtà è scoperta ma la scuola rischia di saperlo il primo giorno di lezione. Un fenomeno che riguarda soprattutto le vecchie graduatorie ad esaurimento della scuola primaria dove ci sono state rinunce in massa dei diplomati magistrali che, immessi con riserva, hanno preferito tentare altre strade. Criticità, assicura Rino Di Meglio di Gilda Insegnanti, segnalate al ministero che però è rimasto sordo.

Molte mail con le istruzioni per scegliere le sedi non sarebbero mai state ricevute dai destinatari che a questo punto rischiano di essere scavalcati perché non hanno ricevuto la notifica. E poi il caos è assicurato nella gestione delle graduatorie per le supplenze «la cui validazione è stata demandata, senza nessun preavviso alle segreterie delle scuole che dovranno in pochi giorni tentare l’operazione impossibile di verificare la regolarità di quasi 2 milioni di domande», evidenzia Di Meglio.

Eppure se si guarda agli anni scorsi si evidenzia come spesso quelle domande con autocertificazione siano piene di errori da parte dei dichiaranti che ad esempio indicano classi di concorso per le quali però non hanno titolo.

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