Scuola, c’è solo la bozza: sabato e doppi turni. La protesta nelle piazze

Le Regioni chiedono più soldi e risorse Il ministro in cdm: serve un altro miliardo

Rimandato di 24 ore. Si sono presi ancora una giornata di tempo (e di discussioni), prima di firmare quello che sarà il piano delle linee guida per tutte le scuole a settembre. E se non ci saranno sorprese dell’ultimo minuto, il via libera è previsto per oggi. «Capisco le preoccupazioni. Stiamo lavorando per consentire a tutti i nostri ragazzi di tornare a scuola in presenza in condizioni di massima sicurezza», ha detto il presidente del consiglio Giuseppe Conte mentre proseguiva serrata la revisione della bozza tra ministero e Regioni. Due i nodi principali: quello del personale (che manca) e dei soldi (in più che servono). Il ministro Azzolina ha puntato alto: al Consiglio dei ministri ieri ha avanzato la sua richiesta. Un miliardo da destinare a potenziamento organico e creazione di spazi. Una richiesta sostenuta dalla maggioranza dei ministri presenti. Azzolina aveva infatti rassicurato che personale e risorse, saranno trovate, ma non a pioggia, con interventi mirati, chirurgici, dove e come effettivamente servono. Ha spiegato che l’autonomia non significa scarico di responsabilità per i presidi ma «flessibilità» necessaria perchè nel nostro paese ci sono scuole dell’800 dove non è possibile neanche rimbiancare una parete senza l’autorizzazione della sovrintendenza e edifici moderni che possono invece essere anche ampliati.

Così dopo un tira e molla infinito tra mascherine su, mascherine giù, didattica mista, assunzioni, tempo scuola e banchi monoposto, in serata la bozza ha cominciato ad avere un aspetto più accettabile anche per le Regioni. «Siamo a un passo dalla condivisione delle Linee guida per la riapertura delle scuole, un testo che grazie al contributo propositivo delle Regioni e alla collaborazione istituzionale con il ministero risulta nettamente migliorato rispetto alle prime bozze», aveva anticipato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

Cosa è cambiato? Si parla di un «cruscotto informativo che sarà reso disponibile alla consultazione», una sorta di app che «misura» le classi e valuta «i casi in cui gli spazi delle aule didattiche espresse in metri quadrati non siano sufficienti ad accogliere tutti gli studenti iscritti». Una cabina di regia Covid-19 con regioni ed enti locali per consentire un «coordinamento nazionale delle azioni su tutto il territorio» e un «monitoraggio» per valutare ogni possibile intervento, su specifiche situazioni, prevedendo, «ove strettamente necessario» ulteriori «incrementi di organico, aggiuntivi, di personale scolastico per le istituzioni scolastiche statali». Sull’obbligo di mantenere le mascherine anche in classe rimanda la valutazione ad agosto, a ridosso della ripresa scolastica «sulla base dell’andamento dell’epidemia anche in riferimento ai diversi contesti territoriali». Nella nuova bozza resta, come previsto nel precedente documento, la possibilità di prevedere turni differenziati e lezioni anche di sabato.

Cominciata con le barricate e proseguito con videoconferenze fiume nella notte scorsa e per tutta la giornata di ieri, c’è da dire che la bozza del ministero era riuscita a mettere d’accordo tutto il mondo della scuola: tutti insieme ma contro. Dagli studenti ai presidi, passando per i genitori e i docenti nonchè i sindacati. Ieri pomeriggio la protesta dalla rete è scesa in piazza. Anzi nelle piazze di ben 60 città d’Italia. «Oggi le piazze italiane si riempiranno per protestare. Adesso basta, il ministro Azzolina faccia un regalo a tutto il mondo della scuola, si dimetta e lasci un posto così importante a qualcuno di più competente», ha chiosato la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli. Intanto è di ieri invece la decisione della Conferenza dei Rettori di far tornare gli studenti universitari in aula a settembre.


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