Scuola, linee guida impossibili. E Azzolina leva le mascherine

Il ministro: “Al banco non servono”. Ma ha atteso il parere del Cts e adesso scopre che non sono applicabili

I banchi monoposto non ci saranno. Non è stato fatto alcun intervento di ristrutturazione che tenesse conto del rischio Covid. Ci sono circa 400mila studenti che non avranno un’aula per seguire le lezioni. L’organico non è sufficiente a coprire la necessità di organizzare gruppi didattici con al massimo 12/15 studenti. I presidi chiedono lo scudo penale nel caso esplodano focolai negli istituti e minacciano addirittura la serrata: o il parlamento vara una norma urgente a loro tutela o non apriranno le scuole. Infine il rebus trasporti che con l’avvio dell’anno scolastico torneranno sotto pressione e per il quale non è ancora stata trovata una soluzione come ha confermato ieri il ministro per le Infrastrutture, Paola De Micheli che ipotizza di «aumentare il livello di riempimento» ma ancora non sa come.

Eppure di fronte ad una serie di questioni cruciali irrisolte il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, continua ripetere che la riapertura delle scuole prevista per il 14 settembre «non è a rischio». Parla di «una priorità assoluta del governo» ma la realtà è che il governo ha atteso come fossero una manna dal cielo le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico per poi scoprire che di fatto sono inapplicabili.

Man mano che il conto alla rovescia si assottiglia la confusione cresce. La mascherina obbligatoria per gli esperti dai sei anni in poi diventa opzionale per la Azzolina che dice: «si potrà togliere al banco». E come si può ipotizzare che un bimbo di prima elementare possa tenere la mascherina in modo corretto per 4/5 ore? Da mesi gli esperti ripetono che la mascherina è un importante dispositivo di protezione ma se la si tocca e la si sposta continuamente è inutile. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, infatti è decisamente contrario alla mascherina per le elementari. Parere supportato anche da medici e pediatri che evidenziano come sia impensabile che un bambino la sopporti per ore.

Non stupisce che di fronte agli input contraddittori e carenti del governo ci si stia organizzando a livello locale. Sia da parte delle Regioni sia dei singoli istituti. I test sierologici per i docenti che molti avrebbero voluto obbligatori sono rimasti volontari. Nel Lazio sono già iniziati e ci sono già 10mila persone in lista d’attesa. L’indicazione nazionale è di partire il 24. Il commissario Domenico Arcuri ne ha acquistati 2 milioni per testare docenti e personale amministrativo.

E mentre il sindacato dei presidi Udir minaccia lo sciopero l’Associazione Nazionale Presidi garantisce l’avvio delle lezioni ma prevede gravi disparità a livello territoriale e il rischio tornare alla didattica a distanza perché il distanziamento che il Cts ritiene imprescindibile in molti casi è irreazlizzabile. «Il 14 settembre la scuola riparte ma non ovunque si potrà garantire il distanziamento. Se la mascherina da sola non è sufficiente, vorrà dire che dopo due settimane bisognerà passare alla didattica a distanza. Ma il servizio sarà assicurato», afferma Antonello Giannelli, presidente Anp. E se qualcuno si sente male a scuola che cosa accadrà? «Sostanzialmente ci sono le stesse indicazioni che abbiamo ricevuto per la Maturità – spiega Giannelli- Se uno studente presenta sintomi Covid quello che si può fare è predisporre una saletta di attesa dove si aspetterà l’arrivo della famiglia che se lo porterà a casa. Poi si avviserà la Asl per capire cosa fare».

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