“Sei mesi per vaccino e cure”. Immuni, spunta la prima falla

Speranza: “Salvi a fine inverno”. Bug nell’applicazione: bloccati i controlli sui contatti. Ieri altri 1.458 casi

Vaccino e anticorpi monoclonali. Sono questi i due progetti sui quali punta la ricerca per sconfiggere il coronavirus. Occorre però ancora tempo per la profilassi e per la cura ed è per questo che ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiesto agli italiani di «resistere» tutti insieme ancora sei mesi. Se si riesce a superare relativamente «indenni» la stagione invernale, quando il maggior timore è la sovrapposizione del coronavirus all’influenza stagionale, «vedremo la luce», assicura il ministro.

Intanto anche ieri il bollettino ha confermato che il coronavirus continua a diffondersi. Un aumento costante che per ora non desta allarme per due motivi: l’identificazione abbastanza tempestiva dei focolai e una sintomatologia non grave per la maggioranza dei nuovi positivi che ieri erano 1.458, in lieve diminuzione rispetto ai 1.501 del giorno precedente, sette le vittime. Troppo pochi però i tamponi effettuati: 72.143 contro i 92.706 di due giorni fa. E se il numero ideale per tenere l’epidemia sotto controllo è quello indicato dagli esperti di almeno 100mila test al giorno in effetti si è ancora lontani dall’obiettivo. E sempre per il controllo dell’epidemia non riesce proprio a decollare l’app Immuni che sarebbe stata scaricata soltanto dal 15 per cento dei cellulari attivi in Italia. Non solo: su alcuni modelli l’app va in tilt e non entra in funzione il controllo dei contatti con l’eventuale positivo. Un bug rilevato su modelli Huawei e alcune versioni di Android. Il dato più preoccupante per ora resta quello dell’aumento dei ricoveri che passano dai 1.951 di due giorni fa ai 2042 di ieri. Un ritmo di circa cento ricoveri in più quotidiani da qualche giorno, che nel giro di qualche settimana con l’arrivo della stagione fredda potrebbe poi rappresentare l’anticamera di un incremento nelle terapie intensive che invece non devono tornare alla situazione di saturazione del picco epidemico. Quindi il ministro Speranza insieme con i gli esperti alla luce della ripresa delle lezioni scolastiche insiste sul rispetto delle misure di prevenzione: mascherina, distanziamento, lavaggio delle mani.

Ma davvero tra sei mesi avremo vaccino e cura? Per il vaccino si punta soprattutto sullo studio di Astrazeneca con l’Università di Oxford che ha ripreso i test dopo lo stop dovuto a quella che in un primo momento si era temuto fosse una reazione avversa dovuta al farmaco in uno dei volontari. Stabilito che l’insorgenza della patologia non era correlata alla profilassi la sperimentazione è ripartita. Quando sarà pronto? Proprio ieri lo scienziato John Bell che fa parte della task force inglese per il vaccino ed ha anche una cattedra di medicina ad Oxford ha dichiarato di escludere che il vaccino possa essere pronto prima di una eventuale seconda ondata dell’epidemia. Bell ha sottolineato come di solito siano necessari circa 8 anni per mettere a punto un farmaco sicuro mentre si lavora sul vaccino da coronavirus soltanto da otto mesi.

È ritenuta molto promettente anche la ricerca senese sugli anticorpi monoclonali condotta da il gruppo di ricerca del Monoclonal Antibody Discovery Lab, diretto da Rino Rappuoli. L’obiettivo qui è arrivare alla fase dei test clinici sull’uomo entro la fine dell’anno. La cura utilizza gli anticorpi monoclonali umani, presi da pazienti convalescenti. All’inizio della scorsa settimana il ministro Speranza è andato in visita al polo tecnologico senese che sta lavorando al progetto per il quale il governo ha stanziato 80 milioni di euro nel 2020 e 300 milioni per il 2021.

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