Senza cassa integrazione, senza rate sospese. L’odissea di chi è a un passo dall’insolvenza

Non riceve la Cig, la banca gli nega lo stop al mutuo: “Così non ce la faccio”

«La sua richiesta di sospensione delle rate del mutuo non può essere accolta in quanto risulta in contrasto con i criteri di accettazione presenti nei decreti in oggetto». Massimo, una moglie e due figli, lavora nel campo della ristorazione a Roma, è in cassa integrazione da febbraio ma ancora non ha visto un euro, nonostante le promesse del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Ecco perché ha chiesto alla sua banca la sospensione del mutuo per 12 mesi. Si tratta della misura prevista dal decreto 132 del 21 giugno 2010 (il cosiddetto Fondo di Solidarietà), a cui si sono agganciati i decreti legge 9/2020 e 18/2020 voluti dal governo di Giuseppe Conte per aiutare le persone che avevano temporaneamente perso il lavoro a causa del lockdown.

Massimo, ingenuamente, era convinto che sarebbe andato tutto a buon fine, tanto che l’istituto di credito gli aveva già prospettato un ok con una missiva: «Visto il tasso di interesse stabilito contrattualmente, e il capitale residuo alla data dell’ultima rata pagata e bla bla bla», dice al Giornale, la banca mi diceva che avrei dovuto spalmare la somma da corrispondere per la sospensione del mutuo». Si tratta di 2.600 euro circa di interessi compensativi dal primo aprile per una rata mensile appena inferiore ai 900 euro, cifra che sarebbe stata ulteriormente ricalcolata sul capitale residuo esistente alla data di inizio della sospensione. Perché anche sospendere il mutuo non è una cosa che si fa gratis. «Quando la banca mi ha mandato questa lettera ho pensato è fatta, e invece…». Già, perché la sospensione di 12 mesi si può chiedere solo con 151 giorni di cassa integrazione. Infatti la banca scrive: «Dalla lettera del datore di lavoro si evince una sospensione dal 11 marzo 2020 per un massimo di 9 settimane». «Dopo 13 anni di mutuo regolarmente onorato, tutti i mesi, dal 1 giugno sono considerato moroso e rischio l’iscrizione nel registro dei cattivi pagatori. Non ci dormo la notte. Ecco perché appena mi hanno detto che potevo chiedere la sospensione del mutuo ma solo per sei mesi ho ripresentato di nuovo la domanda». Massimo non sa ovviamente se questa volta la sua richiesta verrà accettata. Ma nel frattempo la rata di giugno non è stata ancora pagata. «Ho onorato le rate di marzo, aprile e maggio. Ora, senza la cassa integrazione, non ce la faccio».

Quante persone ci sono nelle stesse condizioni di Massimo? Anche se l’Inps dice di aver onorato tutti gli impegni sarebbero almeno 500mila persone nei guai, senza entrate e pieni di debiti. Quanto tempo ci vorrà perché vengano dichiarati insolventi e rovinati dall’iscrizione del libro nero dei cattivi pagatori? Quanto durerà la loro pazienza?


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