Sogni in quarantena, il racconto delle notti dei lettori

Il coronavirus ha cambiato le nostre vite e le nostre notti. È entrato nei sogni con la stessa forza con la quale ha fatto irruzione nelle giornate. Contagio, isolamento, lock-down, mascherine, distanza di sicurezza, test, vaccini fanno parte del lessico quotidiano, ma sono presenti anche nei meandri nascosti della nostra mente.
 

Cosa accade quando in un momento così particolare sogniamo? Repubblica ha voluto descrivere questo aspetto della pandemia con l’iniziativa: ‘Raccontateci i vostri sogni al tempo del coronavirus’. La scrittrice Michela Marzano ha chiesto ai lettori di inviare mail con la descrizione di un sogno che li ha colpiti particolarmente. Per capire quali luoghi, oggetti o situazioni compaiono più spesso e restano più impressi nella memoria delle persone.
 

Il racconto delle nostre notti

Ne è nato un racconto collettivo fatto di desideri e paure. Emozioni che, come in un film, parlano di noi, del timore del contagio e della malattia, della tensione nei giorni dell’isolamento, del rifiuto delle restrizioni, della voglia di ritrovare affetti perduti e di maternità. Lo psicoanalista Vittorio Lingiardi ha letto questi sogni arrivati in redazione, senza “interpretarli”. In un lungo articolo ci aiuta a capire, in una visione d’insieme, come sono cambiate le nostre visioni notturne. 

Le immagini

Come in un quadro di Magritte o di Salvador Dalì, nei sogni che avete voluto condividere con noi, appaiono immagini surreali. Un pandoro sul quale è spuntata l’erba, le mucche morte, un cerbiatto, la muffa che invade un’abitazione. Macchie che appaiono improvvisamente sui denti. Una donna vede l’anziana madre con un vestito blu. 

C’è chi sogna di perdere tutto e di ritrovarsi in un mondo deserto, in cui la pandemia ha cancellato ogni cosa. E si ritrova a cercare senza sosta i propri cari. 

Fra infanzia e futuro

In molti cercano conforto sognando momenti sereni dell’infanzia, mentre sono arrivate molte mail dove la maternità apre uno sguardo sul futuro. Esplorando la mente onirica appaiono immagini di solitudine, separazione e di paura di contagio. C’è chi combatte con la povertà, perché il virus mette in crisi anche la nostra stabilità economica. Nelle notti il barista non ha clienti o ha a che fare con un locale troppo affollato e con la conseguente paura che il contagio aumenti. 

Le fughe

Nei sogni sono numerose le descrizioni di fughe senza fine per ritrovare la libertà. Qualcuno affronta lunghe corse per scappare da carcerieri immaginari. Ci sono racconti di normalità, che rivelano le nostre inquietudini e la nostalgia per la vita di ieri. Sogniamo passeggiate in centro, acquisti banali o piccole feste con gli amici.

Ricordiamo di più i sogni

Nei giorni di Covid-19 i sogni sono più che mai una parte importante della nostra vita anche perché sembra allungarsi la fase Rem. Ne è convinto il professor Mark Blagrove del Swansea University’sSleepLaboratory. “In questi giorni, spesso preoccupazioni e stress – ha detto alla Bbc – ci rendono insonni, ma quando riusciamo ad addormentarci si allunga la fase Rem del sonno che è quella che ci consente di ricordare i sogni”. 

Il racconto collettivo

Forse per questo in redazione sono arrivate molte mail con i vostri sogni. C’è chi ha risposto all’iniziativa di Repubblica mandando anche più racconti delle sue notti. In pochi giorni la casella di postasogni@repubblica.it si è riempita. Oggi pubblichiamo le prime 30 email e in seguito manderemo 5 sogni al giorno. Più di 100 sogni per un racconto onirico di queste nostre notti in tempi di pandemia.



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