“Sono pazzi e violenti. Fossi ancora al Viminale attiverei polizia e servizi”

L’ex ministro dell’Interno non fa sconti: “Va identificato chi ha lanciato le minacce contro chi è colpevole soltanto di aver scelto di vaccinarsi dopo aver fatto il suo dovere”

«Se fossi ancora ministro dell’Interno – dice Roberto Maroni – chiederei subito alla Polizia postale di identificare chi ha lanciato queste minacce contro una infermiera colpevole solo di avere scelto di vaccinarsi dopo avere fatto il suo dovere in questi mesi drammatici. E chiederei anche ai servizi segreti di andare a dare una occhiatina a chi magari manovra per i suoi interessi queste iniziative contro la vaccinazione obbligatoria. Non sono un complottista, ma la pandemia ha cambiato il mondo. Che ci sia qualche retroscena, qualche cassetto segreto da aprire, non si può escludere. E chi meglio dell’intelligence può metterci il naso?».

Roberto Maroni, ex presidente della Regione Lombardia, oggi è in uno dei consiglieri d’amministrazione del Gruppo San Donato, la maggiore azienda italiana della sanità privata. È stato per anni ministro dell’Interno, e in questa veste con le violenze fisiche e verbali delle fasce estreme ha dovuto più volte fare i conti, «perché questo è un Paese speciale, e nella sua specialità c’è a volte anche un po’ di follia. E questi che hanno minacciato l’infermiera sono dei pazzi. I primi a dover prendere le distanze da loro sono i No vax, che sono portatori di una linea che io non condivido ma che ha pieno diritto di esprimersi, perché ha anche una sua dignità scientifica e si appoggia su garanzie costituzionali».

A essere messo nel mirino da questa galassia è attualmente l’ipotesi dell’obbligo di vaccino, e su questo puntano a raccogliere consensi.

«Io sono per la libertà di scelta. Non ho mai fatto un vaccino antinfluenzale, ma quest’anno sì. E quando verrà il mio turno, visto che purtroppo ho più di 65 anni, mi vaccinerò contro il Covid. Ma non penso che si possa imporre, anche se la Costituzione lascia una porta aperta alle terapie forzate in determinate circostanze. Leggo che il professor Ichino, che è un fine giurista, ipotizza il licenziamento per i renitenti. Con tutto il rispetto, credo che ci siano altri modi per tutelare la sicurezza sui luoghi di lavoro».

Però adesso i No vax passano agli insulti e alle minacce.

«Questi non sono i No vax, questa è una frangia che va individuata e isolata prima che faccia danni».

Teme il passaggio alla violenza fisica?

«No, per ora no. Ma non possiamo sottovalutare i danni che anche la violenza verbale può portare alle persone e alle aziende. Qui viene messa nel mirino una donna colpevole solo di avere fatto da testimonial alla campagna vaccinale. Allo stesso modo possono venire colpite le aziende che sono impegnate in questa fase di ricerca e di prevenzione, e che possono essere esposte a conseguenze anche pesanti, che possono metterne a rischio la stessa sopravvivenza».

È ipotizzabile una saldatura tra la galassia No vax e frange anticapitaliste? In fondo tutti e due credono che dietro al Covid ci sia Big Pharma…

«Tutto è possibile. Non mi aspetto scenari da Anni di piombo, qui l’arma che viene usata sono praticamente solo i social, e dietro le invettive vedo poca componente ideologica e tanto vandalismo, si spargono fake news tanto per vedere cosa succede. Soprattutto non credo che molti italiani siano disposti a credere a un complotto plutogiudaico-massonico, come si sarebbe definito una volta. Fortunatamente la gente sta reagendo in modo equilibrato nonostante i messaggi tutt’altro che chiari che le arrivano da chi deve decidere, e cambia idea ogni giorno e a ogni dcpm. So che davanti alla pandemia è difficile dare risposte certe, ma qui abbiamo dei dilettanti allo sbaraglio. Eppure gli italiani stanno rispondendo con buon senso».


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