Spagna, l’arcivescovo di Valencia si ribella alla chiusura e apre la basilica

NON c’è confinamento che valga per il cardinale Antonio Cañizares, arcivescovo di Valencia. Domenica era la festa della Virgen de los Desamparados, patrona della città, e l’alto prelato ha stabilito che andasse celebrata comunque, in barba alle rigide norme dello stato d’emergenza (in parte allentate, solo da ieri, in quasi metà del Paese, ma non a Valencia).

Così Cañizares, dopo aver officiato una messa a porte chiuse – fin qui tutto regolare – ha deciso di aprire le porte della splendida basilica barocca dedicata alla patrona. E una folla di fedeli si è accalcata davanti al tempio ignorando i ripetuti richiami via megafono della polizia locale perché venisse mantenuta la distanza di sicurezza. Niente da fare: l’importante era poter vedere, pur senza superare la soglia della chiesa, l’immagine sacra e inneggiare alla Mare de Déu, la Vergine.

Del resto, era quello che l’arcivescovo chiedeva da giorni ai fedeli, pur senza far trapelare l’intenzione di un colpo a sorpresa. “Di fronte al triste annuncio della soppressione degli atti festivi”, il cardinale aveva invitato i cittadini a manifestare “la devozione alla nostra eccelsa patrona”, esponendo ai balconi immagini della Madonna e cantando inni religiosi. Il Comune, guidato da una giunta progressista, ha definito “molto grave e irresponsabile” il comportamento dell’arcivescovo. E la polizia locale ha già fatto rapporto al ministero dell’Interno chiedendo l’applicazione di una pesante multa, come previsto dal decreto governativo sullo stato d’emergenza.

Critiche e denunce che con ogni probabilità non preoccupano l’arcivescovo, da anni conosciuto per la sua aperta ostilità nei confronti di qualunque norma o legge dello Stato che ostacoli la sua visione ultraconservatrice della fede. Ai tempi del governo socialista di Zapatero, era sempre in prima fila alle manifestazioni contro le leggi sui matrimoni gay, l’aborto, il divorzio rapido. Poi ha preso di mira “l’invasione di migranti”, che sarebbero “un cavallo di Troia nelle società europee”.

E nel novembre scorso, dopo le ultime elezioni politiche, reagì all’annuncio dell’accordo di governo Sánchez-Iglesias (“socialisti e socialcomunisti”) prevedendo “l’imposizione del pensiero unico” e denunciando una “situazione di grave emergenza per la Spagna”. In compenso, con la famiglia Franco tutto bene: Cañizares ha celebrato non solo una messa per l’anima del dittatore, ma anche il funerale della figlia Carmen, che “ha vissuto senza rancore in un mondo ostile”.



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