Statali premiati privati spremuti

Proprio nel momento in cui tutto imprese private e famiglie stanno per fare i conti con una gragnuola di cartelle esattoriali, suona davvero assurdo constatare che i dipendenti pubblici finiranno per pesare sempre di più sui conti dello Stato.

Proprio nel momento in cui tutto imprese private e famiglie stanno per fare i conti con una gragnuola di cartelle esattoriali, avvisi e contestazioni (pare che, in tutto, dovrebbero essere superati i 50 milioni di atti), suona davvero assurdo constatare che i dipendenti pubblici finiranno per pesare sempre di più sui conti dello Stato. Se da un lato il mondo produttivo si appresta a subire una richiesta di risorse che andrà a colpire ancor di più un’economia già in ginocchio, il governo giallo-rosso mostra un occhio di riguardo verso la pubblica amministrazione: benché essa non rappresenti un’eccellenza da nessun punto di vista.

Per il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici, infatti, la legge di Bilancio ha stanziato un fondo di 6,7 miliardi di euro: il che comporta un aumento medio annuo del 4,7% (più del doppio dell’inflazione del periodo interessato). Tradotto in soldoni, questo significa che si avranno incrementi salariali tra i 65 e i 191 euro: di gran lunga superiori a quelli ottenuti dai lavoratori del privato negli ultimi rinnovi contrattuali. E questo perché le imprese sono in difficoltà e le risorse da destinare agli incrementi salariali sono limitatissime. Di conseguenza, sono in difficoltà pure i loro dipendenti.

Tutto ciò certifica una volta di più che ormai siamo in una società spaccata in due. Da una parte, abbiamo quanti sono protetti dal posto fisso statale e quindi sicuri ogni mese di vedersi accreditato il proprio reddito mensile; per costoro, tra l’altro, perfino il lockdown non è stato un problema, tanto più che per molti ha rappresentato la possibilità di realizzare qualche risparmio. Dall’altro lato della barricata, però, vi sono quanti sono chiamati ogni giorno a confrontarsi con il mercato: siano essi piccoli imprenditori o lavoratori dipendenti delle aziende private, artigiani oppure liberi professionisti, e via dicendo.

È chiaro che il 2021 sarà segnato da questo conflitto cruciale. Quando allora si dice che le misure adottate per contrastare il Covid-19 hanno impoverito gli italiani, si pronuncia soltanto una mezza verità. Complessivamente l’Italia si è impoverita, ma non tutti ormai è palese hanno pagato il medesimo prezzo. È anche evidente che una maggioranza governativa che ha nei dipendenti di Stato il proprio maggiore bacino elettorale sia disposta a sacrificare ogni idea di giustizia e ogni prospettiva di rilancio pur di salvare un buon rapporto con la propria base.

È facile prevedere, però, che questo accanirsi contro la parte più produttiva del Paese genererà reazioni; la speranza è che quanti sono esposti alle intemperie della concorrenza sappiano coalizzarsi contro questa politica che li penalizza di continuo. Sarebbe proprio cosa buona e giusta.


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