“Stop al rito abbreviato per i reati di violenza”: ecco l’iniziativa dell’Osservatorio Sostegno Vittime

Evitare che gli accusati per reati che comprendono una pena massima uguale o superiore a 12 anni possano ricorrere al rito abbreviato: ecco l’ultima iniziativa dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime. Lanciata una raccolta firme sulla piattaforma Change.org

“Gli episodi di violenza di questi giorni devono fare riflettere e spingerci a reagire, adesso è il momento giusto per sensibilizzare la gente e la politica”: sono parole molto sentite quelle pronunciate al telefono da Elisabetta Aldrovandi, avvocato e presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, la quale ha voluto parlare al Giornale.it dell’iniziativa lanciata dopo i fatti che hanno riguardato Willy Monteiro e Filippo Limini.

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Si tratta delle ultime giovani vittime della violenza, uccisi senza pietà in due distinti episodi da gruppi di ragazzi che hanno usato una ferocia e una crudeltà che hanno lasciato il segno anche nell’opinione pubblica. E adesso, secondo Elisabetta Aldrovandi, è l’ora per far capire che il problema non è soltanto sociale ma giuridico: “Il caso del giovane Willy – ha spiegato il numero uno dell’osservatorio sostegno vittime – è emblematico: due dei tre sospettati avevano già dei precedenti per lesioni, eppure erano liberi”. Se già in precedenza avessero avuto pene adeguate alla gravità dei loro reati e avessero compiuto un percorso di riabilitazione, è il pensiero dell’avvocato, a quest’ora, forse, Willy sarebbe ancora vivo.

Ma vi è di più. Chi ha ucciso Willy e Filippo potrebbe beneficiare del rito abbreviato e quindi di automatici sconti di pena. Per questo dunque con il suo osservatorio, Elisabetta Aldrovandi ha voluto lanciare una campagna per chiedere lo stop alla possibilità di accedere a questo rito per chi è accusato di reati che prevedono una pena massima uguale o superiore a dodici anni. Si tratta di quella sfera di illeciti che riguarda la pedofilia, l’omicidio preterintenzionale, la violenza sessuale: “Per questo tipo di reati – ha dichiarato ancora Aldrovandi – Non dovrebbe essere consentito il rito abbreviato, che in caso di condanna ridurrebbe la pena fino a un terzo. Dobbiamo sensibilizzare opinione pubblica affinché chi commette gravi reati riceva una condanna adeguata senza sconti automatici e sia rieducato e riabilitato in modo da non ripetere più condotte criminali.”

La campagna avviata dall’osservatorio riguarda in primo luogo una raccolta firme sulla piattaforma Change.org: “Lì è possibile firmare per chiedere che venga cambiata la legge – ha affermato l’avvocato – Più persone aderiranno alla campagna e più forte potrà essere la pressione verso chi di dovere affinché si arrivi alla modifica di questa legge. Per il momento siamo a 750 firme ma l’obiettivo è almeno diecimila e possiamo raggiungerlo”.

È sulla norma che Elisabetta Aldrovandi tiene a puntare i riflettori: “Spesso si accusano i giudici quando arrivano notizie di scarcerazioni facili di individui molto pericolosi – ha chiarito il presidente dell’osservatorio – Ma in realtà i giudici applicano soltanto la legge. È sulla legge che dobbiamo intervenire affinché si comprenda la necessità di deguare concretamente le pene alla gravità dei reati tutelando le vittime”.

La campagna andrà avanti anche nei prossimi giorni. Dall’osservatorio non hanno fatto mistero circa le difficoltà che si incontreranno nel percorso volto a raggiungere l’obiettivo, tra resistenze ideologiche, culturali e di convenienza, che spesso hanno reso tabù in Italia determinati argomenti di natura giudiziaria. Ma, è la scommessa da parte dei promotori della raccolta firme, oggi più che mai è bene discutere sulla necessità di una riforma volta a prevenire e sanzionare in modo proporzionato e più giusto crimini come quelli delle ultime settimane.


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