Stop di Fi alla Lega. “Federazione no, ma lavoro comune in Parlamento”

Ai dirigenti azzurri la proposta di Salvini non piace, però restano in attesa. Sì all’ipotesi di un tavolo permanente per coordinare l’azione legislativa

La federazione di centrodestra? Si vedrà, è un progetto di prospettiva e di ampio respiro, al momento meglio iniziare a stringere i bulloni dell’alleanza con un più stretto coordinamento parlamentare. Forza Italia si gode la ritrovata centralità e cerca di tenere nella giusta piega il proprio abito politico, tirato da una parte dall’esecutivo che cerca di staccarla dagli alleati e dall’altra dalla Lega che la invita a prendere in considerazione una federazione del centrodestra.

La posizione degli azzurri è di studio e di attesa. In settimana (non oggi) ci sarà un vertice della coalizione e si inizierà a parlare di questa improvvisa accelerazione. La fusione dei gruppi parlamentari è esclusa. È possibile che si inizi a valutare un coordinamento dell’azione parlamentare, un tavolo permanente dei capigruppo e dei loro vice, una camera di compensazione in cui trovare più velocemente posizioni comuni.

Le voci dei dirigenti azzurri si attestano su frequenze non perfettamente sovrapponibili. «La federazione? Può essere una buona idea: essere federati, ovviamente, non significa essere annessi» dice Licia Ronzulli a Start di Sky Tg24. «Noi rivendichiamo la nostra storia, teniamo alla nostra autonomia, ma mettere insieme le soluzioni per offrirle in modo unitario ed essere più forti, anche nei confronti di questo governo, non è una cattiva idea. Anche per prepararci alle prossime elezioni». Possibilista anche Giorgio Mulè. «Se per federazione si intende che Fi viene annessa alla Lega, non c’è una sola possibilità che possa nascere. Ma ciò che è stato proposto è che nella diversità di ognuno di noi vengano trovati temi che ci fanno essere una federazione politica».

Un invito alla cautela arriva da Maurizio Gasparri. «Ci vogliono equilibrio e saggezza ma senza questa doccia scozzese che alterna giorni di rottura, a causa di voti francamente discutibili, a giorni in cui sembra che si sia tutti nello stesso partito. Andiamo avanti coesi con realismo. Da un lato, come dice Berlusconi, ribadiamo che il centrodestra unito è una scelta irreversibile. E poi lavoriamo insieme nell’azione parlamentare quotidiana. La coalizione deve avere luoghi stabili e costanti di confronto su qualsiasi tema. Bisogna lavorare insieme tutti i giorni. Non dividersi un giorno e fondersi il giorno dopo».

Vincenza Labriola ricorda i giorni complicati di inizio legislatura e sostiene che «la federazione di centrodestra sarebbe dovuta nascere quando la Lega era al Governo con Conte e Di Maio. Quello sarebbe stato il momento giusto per decidere in maniera condivisa quale impronta dare all’azione di Governo per la parte che competeva agli alleati. Ma oggi a cosa servirebbe?».

Alessandro Cattaneo aggiunge che «l’identità autonoma e riconoscibile sulle battaglie liberali di Forza Italia rappresenta non solo un elemento identitario, ma un beneficio per l’intera coalizione. Fa bene a noi, ma anche a Salvini». Marco Marin, infine, ribadisce l’assoluta incompatibilità di Forza Italia con il governo Conte. «Il centrodestra trae forza dallo stare insieme su progetti e idee concrete come dimostra il nostro buongoverno nelle quindici regioni che amministriamo e dalla pluralità dell’offerta che diamo agli italiani. Forza Italia rappresenta i valori moderati, liberali, cattolici e riformatori, valori insostituibili che formano il nostro Dna. Con gli alleati c’è una competizione positiva, gli avversari sono tutti nell’altra metà del campo. La linea più lucida come sempre l’ha data Berlusconi. Con le nostre proposte concrete vogliamo aiutare l’Italia e gli italiani, senza nessuna ambiguità rispetto al governo delle quattro sinistre che è nostro avversario politico».


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