Strage di Ustica, prolungato il silenzio di Stato: “Verità contro interessi nazionali”

Palazzo Chigi risponde negativamente alla richiesta, operata da Giuliana Cavazza, figlia di una delle vittime della strage di Ustica, di desecretare alcuni documenti che potrebbero portare alla verità

Una verità che scotta o, per meglio dire, che “potrebbe fare male all’Italia”: è questo il senso della risposta di Palazzo Chigi a Giuliana Cavazza, presidente onoraria del comitato “Verità per Ustica” e figlia di una delle 81 vittime dell’aereo dell’Itavia Bologna – Palermo precipitato sul Tirreno il 27 giugno del 1980.

Da allora sono passati quarant’anni e circa due mesi fa le istituzioni hanno ricordato un anniversario che per le famiglie coinvolte è sempre più doloroso. Anno dopo anno infatti, la verità appare sempre più lontana. E quelle istituzioni che lo scorso 27 giugno hanno richiamato alla necessità di scoprire cosa c’è stato dietro uno dei drammi più gravi vissuti dal nostro Paese, oggi hanno negato l’accesso ad atti che forse contribuirebbero a rendere meno fosca la vicenda.

Giuliana Cavazza infatti aveva scritto a Palazzo Chigi affinché fosse tolto il segreto di Stato su alcuni documenti relativi alla strage. In particolare, si trattava di un dossier con gli avvertimenti giunti da Beirut poco prima della strage da parte del colonnello Stefano Giovannone. Quest’ultimo è stato capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982 e nei giorni precedenti alla sciagura aerea avrebbe avvertito a più riprese di pericoli riguardanti l’Italia.

In particolare, Giovannone aveva forse fiutato la possibilità che il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina poteva vendicarsi del nostro Paese. Il motivo era da far risalire alla sensazione, da parte dei palestinesi, che Roma volesse ritirare ogni appoggio al gruppo specialmente dopo il sequestro di alcune armi operato ad Ortona. Il Fronte Popolare ha per quel motivo considerato non più valido il cosiddetto “Loro Moro”, un tacito accordo di non belligeranza stipulato anni prima tra lo Stato italiano e i palestinesi in cui si garantiva al nostro Paese una sorta di immunità da attentati terroristici ed azioni di sabotaggio.

Giovannone aveva avvisato dal Libano che il Fronte era pronto a vendicarsi dell’Italia, la mattina del 27 giugno del 1980 a Roma sarebbe arrivata anche una segnalazione circa una grossa ritorsione in preparazione. Carte però non del tutto esaminabili perché coperte dal segreto di Stato. Un segreto che, come descritto dal quotidiano La Stampa che a sua volta riprende la lettera di risposta a Giuliana Cavazza inviata da Palazzo Chigi, risale al 1984 e ha riguardato in primo luogo le indagini sulla scomparsa dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo. Il colonnello Giovannone doveva essere sentito nell’ambito dell’inchiesta sulla vicenda, ma ha opposto il segreto di Stato deciso dalla presidenza del Consiglio, che nel 1984 era guidata da Bettino Craxi.

In mezzo quelle carte e quei fascicoli, anche le informazioni che da Beirut Giovannone inviava a Roma, con riferimenti anche alle minacce giunte verso l’Italia nei giorni precedenti alla strage di Ustica. Il segreto di Stato dovrebbe durare al massimo 30 anni, tuttavia per i documenti in questione gli omissis sono parecchi. E anzi, come sottolineato dalla risposta data dalla presidenza del Consiglio alla rappresentante delle vittime di Ustica, il segreto continuerà almeno fino al 2029: “Rendere pubbliche le carte che portano la firma del colonnello Stefano Giovannone – ha scritto Palazzo Chigi – capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982 che nei giorni prima della strage di Ustica del 27 giugno 1980 avvertiva il governo italiano degli imminenti pericoli che correva il nostro Paese soprattutto per mano del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, arrecherebbe un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica”.

Giuliana Cavazza si è detta rammaricata ma non sorpresa per la decisione: “Me l’aspettavo, ma in sostanza, visto che il segreto scadrebbe nel 2029 – ha dichiarato Cavazza a La Stampa – e poi basterà mettere una firma per rinviare ancora di quinquennio in quinquennio, bisognerebbe vivere come degli Highlander. Ma non ci diamo per vinti”.

Nel 1999 si è proceduto al “non luogo a procedere” nell’ambito del processo sulla strage, in quanto non era stato possibile raccogliere informazioni utili per individuare gli autori della sciagura. Tuttavia, i rapporti hanno parlato di una battaglia aerea sui cieli italiani che ha comportato l’abbattimento o l’esplosione dell’Itavia con 81 passeggeri a bordo. Per questa strage, nel 2013 i ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati a risarcire i parenti per non aver garantito la sicurezza. In queste sentenze si parla apertamente di azioni di guerra in tempo di pace in territorio italiano compiuti da aerei militari stranieri. L’ipotesi più accreditata porta al tentativo di abbattimento, da parte di alcuni caccia non italiani, dell’aereo in cui viaggiava il leader libico Gheddafi nel momento della strage. Tuttavia non è mai arrivata alcuna conferma a questa come alle altre ipotesi.


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