Strappi, tensioni e diktat. Alla fine Conte è sconfitto

Il premier tenta un blitz più “aperturista” ma Speranza lo stoppa. Rissa pure sul bonus Natale

Alla fine passa la linea del ministro della Salute Roberto Speranza: l’Italia non sarà un’unica zona di rischio. Le tre fasce (gialla, arancione e rossa) restano. Ma a un certo punto, della lunga giornata di ieri, si rischia lo strappo tra il premier Conte e il titolare della Salute. Il capo dell’esecutivo, poco prima di mezzogiorno, si allontana dalla riunione con i capidelegazione e in collegamento con l’evento Generazione energia organizzato da M5s tenta la fuga in avanti: «Oggi è venerdì, c’è l’aggiornamento del sistema di monitoraggio, avremo nel pomeriggio delle novità». Il messaggio di Conte lascia intendere un alleggerimento di misure e dei rischi in tutte le Regioni. Il ministro Speranza resta spiazzato dal blitz del presidente del Consiglio. Gli esperti dell’Istituto superiore di Sanita e del Consiglio superiore di Sanita non hanno ancora preso una decisione. E soprattutto in accordo con il ministro della Salute vogliono conservare le tre fasce di rischio per le Regioni anche nel periodo delle festività di Natale. Nessun segnale di distensione, è la linea del ministro e dei tecnici. Conte, invece, va in direzione opposta.

Lo scontro Conte-Speranza fa slittare la conferenza stampa per illustrare i dati del monitoraggio settimanale che saranno comunicati questa mattina alle 10.30 nel corso del punto stampa al ministero della Salute. Nel pomeriggio, Conte e Speranza hanno un colloquio. C’è un chiarimento. La riunione tra Conte, i ministri e i capidelegazione viene sospesa. Per riprendere dopo le 20. Con una novità: passa la linea del ministro della Salute: Calabria, Lombardia e Piemonte passano in fascia arancione. Sicilia e Liguria in fascia gialla. Rinnovate le misure per Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana. Speranza firma una nuova ordinanza con cui si rinnovano le misure restrittive che sarà valida fino al 3 dicembre 2020. Resta, dunque, aperto uno spiraglio per il passaggio, dopo il giorno del 3 dicembre, di tutte le Regioni in fascia gialla. Ma nessun liberi tutti.

Soprattutto l’Iss fa trapelare l’esito del monitoraggio che attribuisce a 10 regioni ancora uno rischio alto. Altro tema di scontro nel governo è la rimodulazione dei parametri (21) che sono alla base del monitoraggio. Su questo tema c’è un’apertura di Speranza e del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia (spinto dalla Conferenza Stato-Regioni). Ma la decisione sarà presa nella seconda metà di dicembre. L’impalcatura del modello con cui l’esecutivo ha gestito la seconda ondata è sostanzialmente confermata anche per il periodo di Natale. Con la conferma dei colori vengono rinnovate tutte restrizioni già operative.

L’altro fronte caldo aperto nel governo è quello economico. Stavolta a scontrarsi sono da un lato i due ministri grillini, Nunzia Catalfo (Lavoro) e Stefano Patuanelli (Sviluppo economico), dall’altro il titolare delle Finanze Roberto Gualtieri. Catalfo e Patuanelli vogliono inserire del decreto ristori un bonus di Natale da 500 euro per i lavoratori in cassa integrazione. Gualtieri si oppone, con cifre alla mano: la misura sarebbe costata 1,6 miliardi. Ma sul provvedimento avrebbero espresso dubbi non solo Italia Viva, che avrebbe ribadito la sua forte contrarietà ma anche tutti gli altri partiti di maggioranza. Il premier avrebbe quindi tirato le somme e dichiarato archiviata l’idea.

Resta aperto il dossier coprifuoco. Soprattutto per la messa di Natale. La battuta di Boccia («anticipiamo di due ore la nascita di Gesù bambino») non è andata giù a più di un ministro. Per la deroga sono schierati sia il titolare della Cultura Dario Franceschini che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Con Boccia, per confermare il coprifuoco alle 22, si sono alleati Speranza e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Almeno su questo capitolo Conte proverà a fare sintesi. Ascoltando la disponibilità che arriva dalla Cei.

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