Tagli sull’Iva, Gualtieri ammette il bluff. “La vera priorità? Il costo del lavoro”

Il ministro: “Possibile la riforma del fisco, ma niente condoni”

L’ipotesi di taglio dell’Iva ha avuto la stessa durata delle foglie sugli alberi d’autunno: è morta ancor prima di trovare una sua formalizzazione. Dopo le riserve espresse lunedì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha ridimensionato la portata degli interventi. «L’obiettivo del governo – ha dichiarato – è la riduzione del costo del lavoro. Già dal primo di luglio diventerà operativo il taglio del cuneo fiscale per 16 milioni di lavoratori». E l’Iva? «Proprio di recente abbiamo disinnescato le clausole di salvaguardia che l’avrebbero fatta aumentare» ha aggiunto, sottolineando che seguire il modello tedesco sul taglio temporaneo di tre punti delle aliquote «è un intervento possibile che va distinto da interventi strutturali». Insomma la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto non appare all’ordine del giorno. Anche perché, occorre ricordarlo, una manovra del genere sarebbe contraria alle indicazioni della Ue. A Bruxelles, infatti preferiscono lo spostamento del carico fiscale dal reddito ai consumi. In questo senso Gualtieri ha smentito alcuni componenti del suo stesso esecutivo, come il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che aveva adombrato la possibilità di usare le risorse del Recovery Fund per un taglio delle tasse. «Le risorse europee – ha spiegato Gualtieri – non servono per la riduzione delle aliquote, ma dentro questo quadro si può disegnare una riforma con la riduzione fiscale su lavoro e imprese».

Insomma, l’idea del ministro dell’Economia è riavviare il cantiere della riforma fiscale, abbandonato a febbraio con l’emergenza Coronavirus, per ridisegnare gli scaglioni dell’Irpef e allontanare dall’Italia i sospetti di prodigalità che Bruxelles e i Paesi frugali hanno nei nostri confronti. «Ho sottolineato l’importanza delle raccomandazioni specifiche per Paese e ho aggiunto che costituiscono una buona base per qualsiasi pacchetto di ripresa», ha detto ieri il ministro olandesi degli Esteri, Stef Blok, che a Roma ha incontrato il suo omologo Di Maio ponendo le condizioni per un’intesa sul Next Generation Eu. Di taglio dell’Iva non ha voluto accennare, ma ha specificato che «l’importante è che ci sia una combinazione di economie competitive, con crescita, e di finanze pubbliche sostenibili». In estrema sintesi, se l’Italia ha bisogno di soldi per il rilancio, c’è anche il Mes da utilizzare senza gravare sulle economie dei Paesi virtuosi. Non certo l’ideale per un Paese dilaniato dalle polemiche su un possibile commissariamento.

Intanto, le Borse hanno tirato un sospiro di sollievo: Ieri Piazza Affari ha guadagnato l’1,86% trascinata al rialzo dall’indice Pmi di Eurozona salito a 47,5 punti a giugno dai 31,9 di maggio e dalle aperture alla Cina di Donald Trump.


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