“Tasse subito? Rischio usura per almeno 240mila imprese”

Lo studio della Cgia: l’impossibilità di avere prestiti dalle banche spinge le aziende verso gli strozzini

L’ingorgo fiscale e quello criminale. Senza rinvii da qui al il 31 luglio le aziende dovranno rispettare 246 scadenze fiscali, tra Irpef, Irap, Ires, Iva e contributi Inps. E il rischio, denuncia il report della Cgia di Mestre, è che si insinuino le attività criminali a strozzare le imprese senza liquidità. Sono 240mila le aziende più esposte perché già «schedate» alla centrale rischi della Banca d’Italia come «insolventi»: a loro sono rimasti preclusi i prestiti previsti dal governo nell’emergenza Covid col decreto liquidità.

«Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario – dice Paolo Zabeo dell’ufficio studi – queste pmi a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini. Per evitare tutto questo è necessario incentivare il Fondo per la prevenzione» dell’usura. Uno strumento che c’è da decenni, ma poco utilizzato».

Usura, dunque. Infiltrazioni criminali nel sistema economico, già in cima alle preoccupazioni del ministero dell’Interno. Durante il lockdown, quando il Paese si era fermato, erano diminuiti pressoché tutti i reati predatori, l’unico in controtendenza era stato proprio l’usura, aumentato del 9 per cento. Numeri comunque sottodimensionati. Perché il fenomeno sommerso è più vasto della punta dell’iceberg che emerge dalle denunce. «Con le sole denunce all’Autorità giudiziaria – rileva la Cgia – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni continuano ad essere molto poche. Con la depressione economica anche le forze dell’ordine hanno rilevato molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell’imprenditoria. Questo dimostra che lo Stato deve intervenire con massicce dosi di liquidità, altrimenti molte imprese cadranno prigioniere di questi fuorilegge. Bisogna cambiare le regole di accesso al credito; se non lo faremo perderemo per strada tantissime imprese». L’allarme ora è per la tempesta perfetta del Fisco. Erano stati i commercialisti a chiedere di rinviare al 30 settembre i termini anche per la mancanza di liquidità di imprese e contribuenti. Le scadenze molto spesso sono l’innesco che attiva molte aziende a corto di liquidità a contattare o a essere contattate dalle organizzazioni criminali. A seguito dello slittamento delle scadenze avvenuto nei mesi scorsi per il Covid, saranno ben 246 gli adempimenti che le aziende saranno chiamate a rispettare. Di queste, il 93,5 per cento riguarda versamenti. Giornate a forte rischio che, speriamo, non vadano ad alimentare il mercato del credito irregolare. Anche nella relazione semestrale della Dia inviata due giorni fa al Parlamento, si segnala che la «diffusa mancanza di liquidità espone molti commercianti all’usura, con un conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti»’. E che tra i più esposti si ci sono «gli alberghi, i ristoranti e bar, i bed and breakfast, le case vacanze e attività simili, i centri benessere e le agenzie di viaggi»’.

La maggior parte delle imprese in sofferenza si trova al Sud, secondo i dati al 31 marzo: sono 80.500, contro le 59.659 del Centro, le 57.325 del Nordovest e le 39.369 del Nordest. Tra le regioni invece è la Lombardia quella che ne ha di più: 36.024 aziende in sofferenza. Seguono il Lazio con 24.328 e la Campania con 21.762.


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