Torna (ancora) il piano per cancellare le Regioni. La mossa di Bonaccini

Ritorna la vecchia proposta del Partito Democratico, già avanzata 5 anni fa. “Sarei d’accordo alla discussione sulla revisione del numero delle regioni italiane”, dice il governatore dell’Emilia-Romagna

È in corso quest’oggi, sabato 22 agosto, la quarta giornata del meeting di Rimini, alla quale alcuni governatori italiani partecipano per trattare il tema del rapporto Stato-Regioni, tornato argomento di discussione dopo il durissimo periodo di emergenza sanitaria. Nel corso del lockdown, fino ad arrivare alle fasi di riapertura del Paese, sono stati tanti i motivi di frizione fra i presidenti delle Regioni e l’esecutivo, motivo per cui adesso risulta ancora più forte la necessità di un confronto per ridefinire il rapporto tra i territori ed il governo centrale.

A partecipare all’incontro, oltre al giurista e giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese, i governatori Massimilano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Giovanni Toti (Liguria), Luca Zaia (Veneto), Jole Santelli (Calabria), Maurizio Fugatti (Provincia autonoma di Trento) e Stefano Bonaccini (Emilia-Romagna). Proprio quest’ultimo, prendendo parola durante il dibattito, è tornato su un argomento già proposto in passato dal Partito Democratico, vale a dire quello sulla riduzione del numero delle Regioni.

Era il 2015 quando l’imprenditore e rappresentante Pd in Senato Raffaele Ranucci proponeva un ordine del giorno, accettato dal governo, con lo scopo di “prendere in considerazione l’opportunità di proporre attraverso una speciale procedura di revisione costituzionale la riduzione delle Regioni”. L’obiettivo era quello di modificare i confini italiani, passando da 20 regioni a 12: Toscana, Umbria e la provincia di Viterbo avrebbero così formato la Regione Appenninica, mentre Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria si sarebbero unite per creare la Regione Alpina. Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto avrebbero dato vita al Triveneto. Dall’unione di Abruzzo, Marche ed alcuni territori del Molise e Lazio sarebbe invece nata la Regione Adriatica. Uniche a salvarsi dai cambiamenti pensati dai rappresentanti dem Raffaele Ranucci e Roberto Morassut le Regioni Lombardia, Sicilia e Sardegna.

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Nel corso del meeting di stamani, Bonaccini si è detto pronto a discutere di una possibile riduzione del numero delle Regioni. Ci risiamo, dunque. “Sarei d’accordo alla discussione sulla revisione del numero delle regioni italiane”, ha infatti dichiarato il presidente dell’Emilia-Romagna, come riportato da “Italpress“. “È evidente che nel corso dei decenni ci sia stato un tema di squilibrio geografico e di composizione numerica delle popolazioni: anche la dimensione può fare la differenza nella competitività”.

Discutendo di Regioni, il governatore non ha mancato di parlare anche di elezioni e di alleanze:“Le alleanze fatte solo per battere gli avversari servono a molto poco, se sono invece alleanze basate sul programma ben vengano. Abbiamo un caso di scuola a Faenza, città di oltre 50mila abitanti, dove ci sarà per la prima volta un’alleanza tra Pd e Movimento 5 stelle, ma fatta sui programmi, non per decidere come arginare gli altri”, ha commentato a “Sky TG24“. “Io al Movimento 5 stelle chiesi di sederci al tavolino e provare a fare un’alleanza, perché nell’ultimo anno avevano votato pressoché tutte le scelte più importanti. Dissero di no, amici come prima e rispetto reciproco, però gli dissi: ‘Vi vengo a prendere i voti uno a uno a casa vostra’ ed è andata esattamente così. Il Movimento 5 stelle ha di fronte a sé un tema che non potrà rifuggire per sempre: se stare da una parte o stare dall’altra”.


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