Turchia, morto Ibrahim Gokcek: il bassista del Grup Yorum che lottava per la musica

La moglie Sultan ancora rinchiusa nell’ormai famigerato carcere di Silivri, a Istanbul. Helin, la cantante del suo gruppo, morta un mese fa. Il suo amico nel complesso, Mustafa, anch’egli deceduto in prigione dieci giorni dopo di lei. Che cos’altro restava a Ibrahim Gokcek, in sciopero della fame da 323 giorni, se non la morte?

L’altro ieri le sue richieste – tornare a suonare in pubblico, dopo le accuse di sostenere il terrorismo – erano state infine accolte dalla magistratura, e lui aveva interrotto il digiuno. Ma pesava meno di 40 chili. E il suo fisico non ha retto. Così, oggi, anche il bassista del Grup Yorum, storica band di folk turco, se n’è andato. È il terzo componente a morire, nel giro di poco più di un mese.

Che cosa stia diventando la Turchia di oggi ce lo raccontano le ultime parole di quest’uomo di nemmeno quarant’anni, e che le fotografie impietose sul letto di morte, lui con le dita a V, mostrano come se ne avesse il doppio. “Sono sempre stato un musicista, e ora mi ritrovo a essere un terrorista”, scriveva in una lettera di pochi giorni fa. “Mi hanno preso che ero un chitarrista, e hanno usato le mie dichiarazioni facendo di me uno strumento. Eravamo un gruppo che si esibiva davanti a un milione di persone, siamo diventati dei terroristi ricercati”.

È una lettera mandata idealmente alla sua cantante, Helin Bolek, 28 anni, morta il 3 aprile scorso dopo 288 giorni senza mangiare. A lei, che aveva promesso di tornare a esibirsi, Gokcek si rivolge nello scritto, ricordando la promessa di tornare anche lui a suonare se Helin avesse interrotto la protesta.

“Purtroppo questo non è successo – si legge nel foglio vergato da Ibrahim per Helin – e ora la mia testa gira a vuoto. Da parte mia, con tutto quello che ho vissuto e che continuo a vivere. non so dove continuerà il mio viaggio dopo questo letto di ospedale. Non so se spingerò il mio corpo fino alla morte o se vincerò la mia battaglia”. Due giorni fa suo padre aveva detto: “Non sono ragazzi che meritano di morire così, abbiamo perso Helin, non lasciamo che anche Ibrahim muoia. Qualcuno ascolti i loro appelli”. Dopo che, passato quasi un anno, le autorità turche avevano infine dichiarato di accogliere le loro istanze, più per paura di uno scandalo internazionale, vista l’eco che la protesta del Grup Yorum aveva preso nel mondo, che per effettiva convinzione, Gokcek era stato portato per le cure in ospedale. Troppo tardi. Troppo tardi per tutto.

I cinque musicisti della band, un gruppo molto apprezzato in Turchia per musica e testi, erano stati arrestati nel 2016, nell’ambito della vastissima repressione seguita al golpe fallito contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. L’accusa: vilipendio alle istituzioni e appartenenza all’organizzazione terroristica di estrema sinistra Dhkp-C. A maggio 2019 Helin, Ibrahim e il loro compagno Mustafa Kocak, anch’egli 28enne, cominciavano uno sciopero della fame per denunciare la loro vicenda, e chiedere la fine del divieto di esibirsi dal vivo, oltre che lo stop ai blitz della polizia nei centri sociali di Okmeydani e Gazi, le due aree di Istanbul dove sono cresciuti. Tutti quanti si erano trasferiti a Kucuk Armutlu, altra zona popolare dove tradizionalmente i dissidenti portano avanti lo sciopero della fame fino all’estremo, nelle cosiddette “case della morte” o “case della resistenza”. Zone dove il confronto sociale raggiunge livelli di conflittualità altissima, fin dall’inizio del 1980, data del terzo golpe in Turchia. Quartieri diventati rifugio di attivisti di sinistra e indipendentisti curdi.

Grup Yorum, oggi noto in tutto il mondo, è nato in queste strade. Ed è stato messo al bando, all’inizio, per il carattere politico dei suoi lavori. Con critiche aperte verso l’esecutivo conservatore di ispirazione religiosa fondato da Erdogan. Helin diceva: “Il governo Erdogan  deve liberare i detenuti politici arrestati dopo il golpe del 2016, fermare i raid nei centri culturali, e permettere al nostro gruppo di tornare a suonare”.

In questi ultimi giorni, mentre Ibrahim sembrava spegnersi, i tanti appelli lanciati affinché le autorità accettassero le richieste del complesso erano cresciuti. Uno, in particolare, era rivolto al governo turco e al ministro della Giustizia, Abdulhamit Gul. Era stato diffuso online il 4 maggio con queste parole: “La situazione di Ibrahim Gokcek è ormai più che critica. Ha il battito molto basso. Se il governo non reagisce ora potrebbe morire oggi. Chiediamo e invitiamo tutti a reagire per salvargli la vita, in qualità di cittadini attivi della società. Questo non può essere scritto nella storia. Il governo turco, con i suoi legami stretti con l’economia e i politici europei, uccide un oppositore dopo l’altro a causa della protesta pacifica per i diritti fondamentali di espressione e per la giustizia. Il dovere di reagire è di tutti noi, non solo degli attivisti dei diritti umani. Vi preghiamo di non permettere questa tragedia umana. Grup Yorum chiede solo l’autorizzazione per un concerto. Come può diventare una questione di vita o di morte? Signor Abdulhamit Gül, accettate le richieste del membro del Grup Yorum!”.

Ankara sembrava avere ceduto. Troppo tardi, però. Il gruppo, nelle richieste, si era accordato per un grande concerto da fare a Istanbul, alla fine dell’epidemia di coronavirus che anche in Turchia sta colpendo duramente. Saranno ora altri membri, a rotazione, a sostituire Helin, Mustafa e Ibrahim. Un concerto che, se davvero si terrà, diventerà un momento cruciale per misurare a che punto è oggi la democrazia turca.



Fonte originale: Leggi ora la fonte