Twitter corregge Trump: il social media introduce la verifica delle informazioni. Anche per il presidente

Il 26 maggio 2020 scrive un capitolo nuovo nel libro che dovrà raccontare ai posteri del complicato legame tra fatti e notizie, tra verità e propaganda, e del dialogo tra leader politici e cittadini: la parola del presidente degli Stati Uniti viene messa in dubbio, contestualizzata, ridimensionata.

Per la prima volta nella storia un social media, Twitter, ha realizzato un fact checking direttamente su un tweet di Donald Trump, proponendo un testo che spiega le parole del presidente sulle modalità del voto per posta, e concludendo che le parole di Trump sono false.

Nel tweet originale, Trump afferma: “There is NO WAY (ZERO!) that Mail-In Ballots will be anything less than substantially fraudulent”, ovvero “Non c’è nessuna speranza che le votazioni per posta non siano sostanzialmente una truffa”. L’accusa riguarda l’ipotesi che alcuni stati propongano il voto per posta in vista delle presidenziali 2020, come misura precauzionale per combattere la diffusione del coronavirus.

Twitter corregge Trump: il social media introduce la verifica delle informazioni. Anche per il presidente

Il lavoro di fact checking compiuto da Twitter, citando alcune fonti di stampa tra cui Cnn e Washington Post, conclude che le parole di Trump sono “false” e che il voto postale non porterebbe a “elezioni falsate”.

Twitter aveva annunciato lo scorso 11 maggio con un post che avrebbe introdotto un nuovo metodo per combattere la disinformazione in rete. In particolare, Twitter aveva chiarito di non voler consentire l’uso del social media per “manipolare o interferire nelle elezioni o in altri processi civici”. A mesi dalle presidenziali di novembre, il social media, per inciso la piattaforma preferita da Trump per comunicare, ha inaugurato questa nuova fase, provocata anche dalle critiche ricevute in passato per non aver fatto abbastanza per limitare la diffusione delle fake news.

Le parole pronunciate da un presidente degli Stati Uniti sono state sempre considerate un fatto. Non per forza la verità, ma un fatto, in quanto pronunciate da una fonte autorevole. Quando quei fatti si sono dimostrati falsi, nella storia, hanno provocato dimissioni o processi. Oggi la scelta di correggere la parola del presidente avviene direttamente dove la stessa parola è stata diffusa. L’efficacia dello strumento è tutta da verificare. Ma in una società crescentemente polarizzata, che spesso va a creare due fazioni opposte che credono in due verità parallele, che non si toccano mai, è un passo storico.



Fonte originale: Leggi ora la fonte