“Vaccini? Non siamo in ritardo”. Ma ci crede soltanto Arcuri…

Il commissario per l’emergenza Covid-19 mette subito le mani avanti sui vaccini: “È presto per fare bilanci, sono passati solo 4 giorni”

Chi ben comincia è a metà dell’opera. E se il buongiorno si vede dal mattino, allora per l’Italia si prospettano tempi lunghissimi per la somministrazione del vaccino. Mentre gli altri Paesi stanno correndo per sottoporre alla propria popolazione l’antidoto contro il Coronavirus, il nostro si è inceppato tra burocrazia e mancata programmazione. Eppure c’è chi – come Domenico Arcuri – crede che alla fine andrà tutto bene, bisognerà pazientare e avere fiducia per i tempi migliori che verranno. Evidentemente non si è capaci neanche di copiare i modelli vincenti delle realtà a noi vicine: in Italia regna il solito caos tra mancanza di personale, siringhe inadatte e un dibattito surreale sui padiglioni a forma di primula.

L’ottimismo certamente serve, ma fantasticare eccessivamente e far finta di non vedere flop accumulati comporta inevitabilmente uno scollamento con quelle che sono le situazioni reali. Probabilmente un dettaglio di poco conto, visto che il commissario per l’emergenza Covid-19 continua a promuovere se stesso e a sostenere che il suo piano sta funzionando e funzionerà: “Sono passati solo 4 giorni dall’inizio della campagna, è davvero presto e sarebbe strumentale fare già consuntivi. Sono certo che lo spirito di collaborazione che abbiamo messo in campo porterà rapidamente ad azzerare queste asimmetrie. E se così non sarà di certo non mi esimerò dal denunciarlo“.

La campagna vaccinale

Dunque Arcuri respinge le polemiche sulla lenta partenza della macchina dei vaccini in Italia. E tiene a sottolineare che adesso è tutto nelle mani dei governatori: in poche ore i vaccini, le siringhe, gli aghi e i diluenti sono stati consegnati ai 293 punti di somministrazione preposti alla vaccinazione, “che spetta alle Regioni“. Al nostro Paese quest’anno spettano 40 milioni di dosi Pfizer: si comincia con 2.349.750 a gennaio e 1.879.800 a febbraio, “con una frequenza di 470mila dosi la settimana“. Si continua a sperare nella rapida autorizzazione di quello di Moderna.

Per quanto riguarda le categorie di cittadini da vaccinare nel corso dei mesi, le decisioni sono state prese sulla base di due parametri ben precisi: il livello di esposizione potenziale al contagio e la fragilità. Arcuri perciò, in una lettera scritta al Corriere della Sera, ha ribadito che l’intento principale sarà quello di rendere “Covid-free” i nostri ospedali “perché non siano mai più teatro di quei terribili focolai“: priorità quindi al personale sanitario e sociosanitario dei presidi ospedalieri e al personale e agli ospiti delle Rsa. A febbraio si partirà con gli over 80, che rappresentano oltre 4 milioni di persone. Successivamente sarà il turno di anziani dai 60 agli 80 anni, “le forze dell’ordine, gli insegnanti e il personale scolastico, i fornitori di servizi pubblici essenziali, gli operatori del trasporto pubblico locale, il personale carcerario e i detenuti“. Infine il resto della popolazione.

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