Veaute, riparte dalla musica il “mio” Festival di Spoleto

(ANSA) – ROMA, NOV 26 -Con due storici accordi di collaborazione quinquennale con la Budapest Festival Orchestra diretta da Iván Fischer e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia guidata da Antonio Pappano, riparte dichiaratamente dalla musica il 64/o Festival dei due Mondi di Spoleto, in programma dal 24 giugno all’11 luglio 2021. Il primo firmato dalla neo direttrice Monique Veaute, per oltre 30 anni anima del RomaEuropa, che ora punta a trasformare Spoleto in una “città musicale” e il nome del Festival in un partner ambito a livello internazionale. “Le due caratteristiche del festival? La prima è che ha 63 anni. Insieme alla Biennale di Venezia sono due grandi momenti che hanno fatto da modello nel mondo”, racconta lei dopo aver presentato le sue idee al cda della Fondazione e ricordando l’intuizione visionaria dello storico fondatore Giancarlo Menotti. “La seconda – prosegue – è quasi un ossimoro: una città di patrimonio e tradizione come Spoleto ha accettato di diventare sede di creazione del contemporaneo. Sono andata a vedere gli archivi e i depositi del Festival. Ho trovato meraviglie che spero di far riemergere. Ho parlato anche con il Sindaco per creare un museo entro il mio mandato”. Anche se il calendario 2021 “sarà presentato al Mibact solo a marzo” l’indirizzo è chiaro. La musica sarà la regina. “Il 60% del programma”, dice. Poi “danza e teatro”. E poiché “programmando all’ultimo rischi di prendere gli scarti perché i grandi Maestri hanno agende piene per anni” la Veaute è corsa subito a fermare “due tra le 10 più grandi orchestre del mondo” come “passo fondamentale anche per realizzare nuove e originali produzioni”. Il Maestro Fischer, come lui stesso ricorda, proprio a Menotti deve uno dei primi premi della sua carriera quando era un giovane direttore nella Londra del 1977. “Fischer mi ha fatto una sola richiesta prima di decidere – racconta la Veaute – venire a vedere Spoleto. Abbiamo visitato ogni angolo, chiesetta, vicolo e poi mi ha detto ‘si”. Sarà lui a dirigere il grande concerto inaugurale del 25 giugno con la Budapest Festival Orchestra in pagine di autori francesi quali Milhaud, Satie e Ravel. Non solo. L’idea, spiega Fischer ricordando l’esperienza dei suoi musicisti e dei “100 concerti che hanno tenuto tra cortili e piazze” durante il Covid, “è riempire tutta Spoleto di musica durante la mia residenza” con piccoli gruppi anche in spazi da riscoprire. Al direttore Antonio Pappano e a Santa Cecilia è affidato invece il gran finale dell’11 luglio, con le suggestioni da Mille e una notte delle musiche di Rossini, Fazil Say e Rimsky-Korsakov. “Pensare un progetto pluriennale – dice il presidente dell’Accademia Michele Dall’Ongaro – offre un’idea di futuro importante e significativa di cui abbiamo gran bisogno in questo momento. Pappano sarà presente in molte ‘forme’ anche come pianista”. “Suonerò musica da camera a mezzogiorno”, conferma lui in video. Ma i progetti, rilancia il Dall’Ongaro, “coinvolgeranno tutta l’Accademia, compresi i 1.200 ragazzi di cori e orchestre giovanili e la parte scientifica con un convegno dedicato a Dante e la musica con lo studioso Agostino Ziino”. “Solo nel primo week end – prosegue la Veaute – sono previsti 300 artisti a Spoleto. Avremo poi anche un’opera lirica, vorrei dare grande spazio al teatro musicale e aprire alla musica sperimentale”, tutto puntando alle coproduzioni “perché voglio far circolare il nome del Festival di Spoleto nel mondo. Dobbiamo diventare un grande partner internazionale cui affiancarsi. Il jazz? Ne parleremo perché noi finiamo e inizia Umbria Jazz”. “Accolte con grande positività le nuove idee dal cda – aggiunge il sindaco Umberto de Augustinis – ora speriamo in un’edizione senza Covid e segnata solo dall’atmosfera tipica del Festival”. Con un bilancio di circa di 5 milioni e 100 mila euro, confermati tutti i finanziamenti: 670 mila euro da privati e 2.944.000 contributi dello Stato (dei quali 1.050.000 dal Fus).   


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