“Votare il Mes? Salvini e Meloni non aspettano altro”

I parlamentari del M5S sentono la pressione di Pd e Italia Viva per l’approvazione del Mes, ma sono irremovibili. “Non lo votiamo manco se ce lo chiede Conte in persona”

Il Mes continua a dividere la maggioranza giallorossa. A Bruxelles il M5S ha votato a favore di un emendamento della Lega che chiedeva di non adottare il Fondo Salva-Stati come sostegno economico per i Paesi colpiti dal coronavirus.

Forte pressing di Pd e Iv sul M5S per il sì al Mes

Un emendamento che l’Europarlamento ha respinto, ma il distinguo degli eurodeputati Cinquestelle ha creato non pochi dissidi in Italia. Pd, Italia Viva, LeU e i partiti d’opposizione “europeisti” come Forza Italia +Europa pressano affinché il Parlamento dica sì al Mes, mentre il M5S resta l’unica forza di maggioranza a dirsi contraria al suo utilizzo. E se il premier Giuseppe Conte continua a ribadire che sul tema si devono esprimere le Camere con un voto, il ministro della Salute Roberto Speranza preme affinché “tutte le risorse possibili arrivino al Servizio sanitario nazionale”. Da Italia Viva, invece, arrivano le provocazioni maggiori. “Chi era spaventato per le condizionalità del Mes, come fa a non essere spaventato per il rigido monitoraggio del Recovery Fund?”, si domanda il vice capogruppo di Italia viva alla Camera, Luigi Marattin. Gli fa eco Davide Faraone, capogruppo dei renziani al Senato che, a Sky Tg24, dice: “La posizione sul no al Mes è ideologica” e aggiunge: “Quando parliamo di un nuovo scostamento da 25 miliardi che sono a debito per il Paese ci rendiamo conto che sono tutti vasi comunicanti: se prendiamo risorse dall’Europa possiamo evitare di indebitarci a tassi molto più alti”.

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Insomma, i pentastellati sembrano accerchiati, ma irremovibili. “Anche se lo scostamento di bilancio costa di più, è comunque una cifra irrisoria rispetto al Pil e, a differenza del Mes, non prevede condizionalità”, dice a ilGiornale.it il deputato Pino Cabras che, come soluzione punta ai soldi che arrivano da Francoforte: “Da quando la Bce ha deciso di acquistare titoli, in soli 79 giorni, ha creato una misura per 400 miliardi”. E spiega ancora: “È meglio questo che legarci al carrozzone del Mes che ha delle regole che possono cambiare in qualsiasi momento, senza trascurare il fatto che rappresenterebbe una frazione infinitesima del Pil in un momento in cui il Pil crollerà del 10%”. Più laica la posizione del senatore Emanuele Dessì che ci spiega: “Sul Mes non ho il pregiudizio ideologico che avevo prima del Covid. Se c’è un bisogno pressante di denaro per far fronte alle esigenze del settore sanitario, per me va bene”. Dessì, poi, sottolinea: “I soldi del Recovery fund sono destinati a vari usi e non solo alla sanità. Sul Mes, invece, manca un’attenta analisi tecnica. Se le condizionalità sono risibili e gli interessi gestibili, sono sicuro che i grillini, che io conosco come persone pragmatiche, faranno una valutazione oggettiva”.

L’intransigenza dei parlamentari M5S

Da un rapido “sondaggio”, però, tale disponibilità da parte dei colleghi di Dessì pare non esserci. “Io il Mes non lo voto nemmeno se me lo viene a dire personalmente Conte”, ci confida un grillino che siede tra i banchi del Senato, la Camera dove i numeri sono decisamente ballerini per la maggioranza giallorossa. “Qui almeno in 20 non lo votiamo, alla Camera sono almeno il doppio, vogliamo scommettere che se ci impongono di votare il mes alla fine saremo più 60 a dire di no?”, ci dicono i senatori grillini, confermando la cifra di dissidenti anticipata alcuni giorni fa dall’HuffPost.

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“Se pensano di intortarci per farci votare il Mes allora non hanno capito che facciamo sul serio”, giurano i ribelli. Da Palazzo Montecitorio, invece, filtra la sensazione che dietro alla propaganda di Conte, portata avanti dal Fatto Quotidiano, ci sia un accordo sotto traccia tra lui e il Pd. “Vuoi vedere che alla fine la storia dei 36 miliardi in più del recovery fund sono solo una copertura?”, si chiede un dirigente del movimento 5 stelle. “Conte alla fine, accontenterà i democratici e noi dovremo votarci il Mes con la conseguenza di spaccarci e col rischio di farci mangiare da Salvini e Meloni che non aspettano altro. Sento aria di bluff”, ci spiega un parlamentare M5s.

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Il malcontento tra i parlamentari M5S riguarda anche l’atteggiamento di molti ministri “perché ad eccezioni di pochi gli altri nemmeno ci ascoltano più”. Le critiche, da questo punto di vista, sono feroci: “Siamo buoni solo per schiacciare i bottoni e fargli passare in Parlamento le loro marchette. Così non si può andare avanti”, sentenzia un senatore grillino di lungo corso. Le insofferenze sono tante e i timori sono quasi una certezza: “Alla fine per tenersi la poltrona verranno a chiederci anche di votare il Mes”.

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E, qualora fosse, non ci sarebbe da stupirsi. Anzi, sarebbe solo l’ultima di una lunga serie di giravolte da aggiungere alla lista delle contraddizioni del Movimento Cinque Stelle, un partito nato come sovranista e divenuto europeista nel giro di pochi mesi. Passare dalla Lega al Pd, d’altra parte, non è poi così sconvolgente come gridare per anni: “No Tav, No Tap, No Mes” e, poi, arrivare a dire sì a tutto.


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